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La Grecia contro l’anonimato sui social: il governo vuole profili verificati per tutti

La Grecia vuole togliere l'anonimato dai social

La Grecia vuole limitare l’anonimato sui social: identità verificate per ridurre tossicità e disinformazione.

La Grecia accelera su una proposta destinata a far discutere: limitare, se non eliminare, l’anonimato sui social network. L’idea, portata avanti dal governo guidato da Kyriakos Mitsotakis, punta a rendere obbligatoria la verifica dell’identità degli utenti per contrastare fenomeni sempre più diffusi come odio online, fake news e molestie digitali.

A spingere apertamente in questa direzione è il ministro della governance digitale, Dimitris Papastergiou, che ha rilanciato il tema durante il Delphi Economic Forum. Il messaggio è chiaro: la libertà di espressione non è in discussione, ma deve essere legata alla responsabilità.

Il problema secondo il governo

Secondo Papastergiou, il nodo principale è proprio l’anonimato. In un contesto in cui chiunque può pubblicare contenuti senza essere identificabile, il livello del dibattito si abbassa rapidamente.

Il ministro richiama addirittura un modello “classico”: nell’antica Grecia, chi interveniva nel dibattito pubblico lo faceva a viso aperto, assumendosi la responsabilità delle proprie parole. Un principio che il governo vorrebbe riportare nel mondo digitale.

Oggi, invece, secondo l’esecutivo, i social sono spesso terreno fertile per campagne coordinate di disinformazione, attacchi personali e contenuti d’odio. In diversi casi, anche le forze dell’ordine non sono riuscite a risalire agli autori di contenuti illegali pubblicati da account anonimi.

Non addio ai nickname, ma identità verificata

La proposta non punta necessariamente a eliminare pseudonimi e nickname. Il chiarimento arriva dal vicepremier Pavlos Marinakis: l’obiettivo è garantire che dietro ogni account ci sia una persona reale, identificabile.

In pratica, si parla di un sistema di verifica obbligatoria, in cui le piattaforme dovrebbero essere in grado di associare ogni profilo a un’identità certificata, anche se non pubblicamente visibile.

È una distinzione importante: l’utente potrebbe continuare a presentarsi con un nickname, ma non sarebbe più realmente anonimo per la piattaforma o, eventualmente, per le autorità.

Il ruolo delle piattaforme (e le resistenze)

Uno dei punti più critici riguarda proprio le piattaforme social. Secondo il governo greco, aziende come MetaX o TikTok avrebbero scarso interesse a ridurre l’anonimato.

Il motivo è strutturale: account multipli, profili anonimi e interazioni artificiali contribuiscono ad alimentare engagement e, di conseguenza, ricavi pubblicitari.

Per questo, Papastergiou parla apertamente di una sfida: convincere o obbligare le piattaforme a cambiare un modello che, di fatto, è alla base del loro business.

Un piano difficile da implementare

Al di là delle intenzioni, resta il problema più complesso: come si applica concretamente una misura del genere? Dal punto di vista tecnico, esistono soluzioni per verificare l’identità degli utenti. Ma implementarle su scala globale, rispettando normative diverse e garantendo sicurezza dei dati, è tutt’altro che semplice.

C’è poi un tema politico e giuridico. Una misura così invasiva rischia di entrare in conflitto con principi fondamentali come la libertà di espressione e la tutela della privacy.

Non a caso, diversi osservatori suggeriscono che un intervento efficace dovrebbe avvenire a livello europeo, non nazionale. Un singolo Paese, da solo, rischia di avere un impatto limitato.

Elezioni 2027 e clima politico

Il contesto politico non è secondario. La Grecia si avvicina alle elezioni del 2027 e il dibattito pubblico online è già molto acceso.

Secondo il governo, i social stanno amplificando dinamiche tossiche, con attacchi personali e campagne coordinate che influenzano il confronto politico. Limitare l’anonimato viene visto anche come uno strumento per rendere il dibattito più “pulito”.

Ma è proprio qui che emergono le critiche: interventi di questo tipo, in un periodo pre-elettorale, rischiano di essere percepiti come tentativi di controllo del discorso pubblico.

Libertà di parola vs responsabilità

Il vero nodo è tutto qui. Da una parte, l’esigenza di contrastare abusi, odio e disinformazione. Dall’altra, il rischio di comprimere spazi di libertà fondamentali.

Gli attivisti per i diritti digitali lo ripetono da anni: l’anonimato non è solo uno strumento per nascondersi, ma anche una protezione per chi denuncia, critica o si espone in contesti difficili.

Eliminare o limitare questa possibilità potrebbe avere effetti collaterali importanti, soprattutto in ambiti sensibili come giornalismo, attivismo o dissenso politico.

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