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Google Maps ha una funzione “viaggio nel tempo” che sta diventando virale: ecco come usarla

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Lo strumento, inizialmente confinato alla versione desktop, è stato esteso ai dispositivi iOS e Android, innescando una tendenza virale che vede gli utenti rintracciare cambiamenti edilizi o, più intimamente, immagini di persone care non più in vita catturate casualmente dalle telecamere di Street View. Per attivare questa modalità su mobile, è necessario entrare nella funzione Street View, toccare un punto qualsiasi della mappa e selezionare il link “Vedi altre date” che appare nel carosello inferiore.

L’interfaccia mostra una timeline orizzontale dove ogni punto rappresenta un passaggio della Google Car. La granularità dei dati non è uniforme: nelle grandi metropoli come Milano o Roma la frequenza degli aggiornamenti può essere annuale o semestrale, mentre nelle zone rurali o nelle periferie industriali i “salti temporali” possono coprire intervalli di cinque o sei anni. Il database complessivo di Street View supera ormai i 220 miliardi di immagini, un volume di dati che ha trasformato un servizio di navigazione in un archivio documentario involontario.

Google Maps e le immagini raccolte per anni

Un dettaglio tecnico spesso trascurato riguarda la qualità della risoluzione. Le immagini del 2007 e 2008 venivano acquisite con fotocamere a bassa definizione, producendo un effetto sgranato e cromaticamente piatto che oggi viene percepito con un’estetica quasi nostalgica, definita da alcuni esperti di cultura digitale come “archeologia a bassa risoluzione”.

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Google Maps e le immagini raccolte per anni-Mistergadget.tech

Esiste però un limite fisico: non tutto il globo è coperto allo stesso modo e alcune aree sensibili, come basi militari o specifiche residenze private su richiesta, vengono oscurate retroattivamente in tutto l’archivio storico, rendendo il “viaggio nel tempo” discontinuo.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’uso di questa funzione non serve solo a osservare la crescita dei grattacieli. Molti urbanisti utilizzano i dati storici per analizzare il tasso di gentrificazione dei quartieri osservando il turn-over delle insegne commerciali e lo stato di manutenzione dei marciapiedi. Un dato laterale interessante emerge dai registri di trasparenza di Google: la richiesta di oscuramento dei volti e delle targhe è aumentata del 20% negli ultimi tre anni, segno che la permanenza digitale del passato inizia a generare attriti con il diritto all’oblio.

Nonostante la precisione del GPS, è possibile riscontrare anomalie visive chiamate “glitch di cucitura”, dove oggetti o persone appaiono duplicati o troncati a causa della fusione delle foto a 360 gradi. Questi errori non vengono corretti nelle versioni storiche per preservare l’integrità del file così come è stato acquisito originariamente.

La funzione “viaggio nel tempo” opera quindi come un fossile digitale, dove l’errore tecnico diventa parte della stratificazione storica. Resta il fatto che la versione desktop rimane più completa di quella mobile, offrendo una panoramica split-screen che mette a confronto diretto il passato e il presente.

Attualmente, il paese con la maggiore profondità storica di dati è rappresentato dagli Stati Uniti, seguiti da parti dell’Europa occidentale e dal Giappone. In alcune regioni dell’Africa e dell’Amazzonia, invece, la timeline si ferma a un unico scatto, rendendo impossibile qualsiasi confronto diacronico.

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