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Diablo 4 nel 2026: vale ancora la pena tornare all’Inferno?

Primo piano di un demone cornuto in Diablo 4, con occhi luminosi e sfondo rosso infuocato attraversato da fulmini.

Tre anni dopo il lancio, tra espansioni e nuove classi, abbiamo ricominciato l’avventura da zero per capire se Sanctuary sia finalmente il paradiso dei giocatori.

L’inferno non è mai stato così frequentabile, eppure la domanda sorge spontanea: dopo dodici stagioni dai risultati alterni, Diablo IV è finalmente il gioco che ci era stato promesso nel 2023? Dal lancio a oggi, il mondo di Sanctuary ha provato a leccarsi le ferite, passando per l’ottima espansione Vessel of Hatred e arrivando oggi a Lord of Hatred, il capitolo finale che chiude l’arco narrativo di Mephisto, il Signore dell’Odio.

Blizzard non si è limitata a espandere la mappa, portandoci nella nuova regione di Skovos — un setting dai fortissimi richiami all’estetica ellenica antica — ma ha tentato di riparare le fondamenta di un titolo che per troppo tempo ha oscillato tra l’accessibilità forzata e una profondità spesso solo apparente. Il risultato è un titolo maturo, ma che non riesce del tutto a nascondere alcune rughe strutturali che, nel 2026, iniziano a pesare.


Un gameplay affilato, ma la burocrazia dei menu frena l’azione

Il cambio di rotta impresso da Blizzard sul fronte della “Quality of Life” è innegabile. Dimenticate i tediosi backtracking e i dungeon pieni di leve da tirare che spezzavano costantemente il ritmo: oggi la progressione è un esempio di fluidità. L’ottenimento immediato della cavalcatura e la ristrutturazione del sistema dei livelli permettono di ignorare il “grinding” superfluo e tuffarsi nell’endgame subito dopo la campagna.

Enorme creatura demoniaca dalle corna gigantesche che emerge dall’oscurità in una scena cupa e arancione di Diablo 4.
Tra espansioni e nuovi contenuti, Diablo 4 punta ancora tutto sul suo immaginario oscuro: mostri colossali e scenari da incubo rendono Sanctuary più minacciosa che mai.(Mistergadget.tech)

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica nelle profondità degli inferi:

  • Le Nuove Classi: Il Demonologo e il Paladino (finalmente tornato!) portano una ventata di aria fresca incredibile, con specializzazioni che esplodono letteralmente a schermo.
  • Il Problema del Retaggio: Mentre le nuove classi brillano, il rework dei rami dei talenti per le classi storiche manca di coraggio, riducendosi troppo spesso a un semplice cambio di elementi (da fuoco a freddo, per intenderci) senza alterare il feeling di gioco.
  • L’Inferno dei Menu: Con l’introduzione di sistemi come la Tempra, il Cubo Horadrico e i Talismani, l’ergonomia soffre. Se giocate con il controller, vi ritroverete spesso prigionieri di una ginnastica tra menu, fabbri e occultisti che può risultare estenuante. La micro-gestione del “min-maxing” è profonda, ma rischia di diventare un lavoro d’ufficio più che un divertimento.

Skovos: un capolavoro visivo tra estetica greca e orrore puro

Dal punto di vista puramente tecnico e artistico, Diablo IV rimane il re incontrastato degli Action RPG. La direzione artistica di Lord of Hatred è un trionfo: Skovos non è solo una “nuova zona”, ma un contrasto vibrante tra l’architettura classica monumentale e l’orrore viscerale tipico della saga.

La messa in scena di Blizzard tocca vette cinematografiche raramente viste nel genere, supportata da un comparto audio e un doppiaggio che rendono l’immersione totale. Ogni pixel trasuda disperazione, e le cutscene — da sempre il fiore all’occhiello dello studio californiano — sono piccoli capolavori di regia che rendono la chiusura dell’arco di Mephisto epica e soddisfacente.


L’endgame: il grande scoglio della ripetitività

Se la campagna si chiude con il botto, è superato il boss finale che iniziano i dubbi. Blizzard ha introdotto un quadro di progressione più chiaro, con dodici livelli di difficoltà che culminano nel Tormento 12, e l’aggiunta dei cosiddetti “Piani di Guerra”.

Inquadratura isometrica di Diablo 4 con un gigantesco drago demoniaco che affronta un gruppo di personaggi tra magie, fulmini e attacchi corpo a corpo su un terreno roccioso.
Le battaglie di Diablo 4 restano spettacolari anche nel 2026: boss enormi, schermo pieno di effetti e cooperazione serrata continuano a essere il cuore pulsante dell’esperienza.(Mistergadget.tech)

Tuttavia, a tre anni dal lancio, la sensazione di déjà-vu è forte. Nonostante le nuove attività, la struttura meccanica del gioco rimane ancorata a loop che, alla lunga, svelano una certa ridondanza. Le “Piane di Guerra” offrono sfide interessanti, ma le dinamiche di combattimento non si evolvono abbastanza per giustificare centinaia di ore di gioco aggiuntive per chi ha già sviscerato il titolo negli anni passati. In un mercato che nel 2026 offre alternative agguerrite, questa staticità del gameplay di alto livello potrebbe essere il vero tallone d’Achille di Diablo IV.


Promuovere o rimandare?

Diablo IV è oggi la sua versione migliore. È un gioco mastodontico, rifinito e visivamente impareggiabile. Se siete amanti della narrazione e delle atmosfere oscure, Lord of Hatred è un acquisto obbligatorio per chiudere i conti con i Primi Malvagi. Se però cercate un endgame che sappia rinnovarsi radicalmente, potreste trovare Sanctuary ancora un po’ troppo simile a se stessa, nonostante il passare degli anni e delle stagioni.

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