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Mancano solo 2 settimane e milioni di dispositivi smetteranno di funzionare: l’annuncio dell’azienda

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Non si tratta di un semplice rallentamento o della mancanza di nuovi aggiornamenti software, ma di un vero e proprio “taglio dei ponti” digitale. Milioni di dispositivi, compagni fedeli di letture notturne e pomeriggi di studio per quasi vent’anni, perderanno la loro funzione vitale: la capacità di connettersi al negozio digitale per scaricare nuovi contenuti.

La decisione, comunicata tramite una serie di e-mail che hanno iniziato a circolare nelle caselle di posta dei clienti, colpisce una vasta gamma di modelli prodotti fino al 2012. La tecnologia, per sua natura, non è programmata per l’eternità, eppure l’idea che un oggetto perfettamente funzionante dal punto di vista hardware diventi un guscio vuoto genera sempre un certo attrito nel consumatore.

I modelli che smetteranno di funzionare a breve

Tra i modelli destinati al “limbo” tecnologico figurano i primi storici e-reader con tastiera fisica, il Kindle Touch del 2011 e persino la prima generazione del fortunato Paperwhite. Anche i primi tablet della serie Fire, quelli che cercarono di sfidare il dominio di iPad con un ecosistema chiuso ma accessibile, subiranno la stessa sorte.

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I modelli che smetteranno di funzionare a breve-Mistergadget.tech

Un portavoce dell’azienda ha sottolineato come alcuni di questi dispositivi siano stati supportati per ben 18 anni. È un dato che, nel mercato frenetico dell’elettronica di consumo, appare quasi come un’anomalia statistica. Il progresso tecnologico ha semplicemente scavalcato i protocolli di sicurezza e di elaborazione necessari per far girare i servizi attuali.

Dopo la scadenza fissata, chi possiede uno di questi modelli potrà ancora leggere i libri già presenti nella memoria interna, ma non potrà più acquistarne di nuovi né sincronizzare la propria libreria. Peggio ancora: un eventuale ripristino di fabbrica dopo il 20 maggio renderebbe il dispositivo impossibile da registrare nuovamente, trasformandolo di fatto in un fermacarte d’autore.

C’è un dettaglio laterale che spesso sfugge in queste dinamiche di “fine vita” dei prodotti: la resistenza meccanica. Molti utenti si dicono frustrati perché le batterie di questi vecchi modelli, a differenza di quelle degli smartphone odierni, mostrano ancora una tenuta sorprendente. È paradossale che sia il bit a morire prima dell’atomo. Forse, l’intuizione che dovremmo trarre non riguarda l’obsolescenza programmata, ma la natura stessa del possesso digitale: noi non compriamo un oggetto, ma sottoscriviamo un contratto di affitto a lungo termine con una piattaforma.

L’azienda ha cercato di indorare la pillola offrendo crediti e sconti per l’acquisto di nuovi modelli, una mossa che mira a mantenere gli utenti all’interno del proprio perimetro commerciale. Tuttavia, per chi è affezionato alla finitura opaca delle prime plastiche o alla risposta tattile dei tasti fisici, il passaggio sarà traumatico. L’ecosistema si evolve eliminando i rami che non riescono più a sostenere il peso dei nuovi dati, lasciando ai collezionisti l’onere di conservare questi pezzi di storia che, tra quattordici giorni, smetteranno di parlare con il mondo.

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