Indice
- Pragmata: l’arlésienne di Capcom è finalmente realtà
- Il risveglio dell’hacking: un gameplay che riscrive le regole
- Un ritmo che strizza l’occhio ai classici ma guarda al futuro
- Hugh e Diana: un legame che scalda il cuore tra le stelle
- Un design “lunare” tra New York e l’AI Slop
- Longevità e contenuti: Capcom non si perde in chiacchiere
- Considerazioni finali: perché Pragmata è il gioco che non sapevamo di volere
Dopo anni di rinvii e misteri, l’odissea sci-fi di Capcom arriva finalmente su console e PC: un mix commovente di azione, hacking e narrazione che segna un nuovo standard per il genere.
È è la dimostrazione che Capcom non ha paura di innovare. È un gioco che vibra di passione, capace di emozionare e divertire in egual misura. Se cercate un’esperienza sci-fi che lasci il segno, la Luna vi sta aspettando.
+ Relazione Hugh-Diana: Una delle coppie meglio scritte degli ultimi anni.
+ Gameplay dell’hacking: Originale, profondo e in continua evoluzione.
+ Art Direction: Il concetto di “AI Slop” applicato alla città artificiale è geniale.
+ Boss Fight: Scontri titanici che mettono alla prova i riflessi e l’ingegno.
– Remplissage classico: Alcune missioni secondarie si limitano alla raccolta di materiali.
In questo scoppiettante inizio di 2026, l’editore giapponese Capcom sembra aver innestato una marcia che la concorrenza fatica persino a intravedere. Sebbene la casa di Osaka abbia scelto di mantenere i riflettori puntati sulle sue corazzate storiche (da Resident Evil a Monster Hunter), ha anche deciso di rischiare, portando finalmente al traguardo una nuova proprietà intellettuale che definire “tormentata” sarebbe un eufemismo: Pragmata. Atteso per un’eternità, circondato da un’aura di scetticismo e finalmente giunto nelle mani della stampa e dei giocatori, questo titolo aveva l’ingrato compito di confermare lo stato di grazia di Capcom. Dopo averlo sviscerato per decine di ore, posso dirlo con estrema chiarezza: non ero assolutamente pronto a un’esperienza così profonda, originale e visivamente strabiliante.
Pragmata: l’arlésienne di Capcom è finalmente realtà
Siamo nel 2026 e bisogna riconoscere che Capcom sta dimostrando una regolarità eccezionale nel panorama videoludico mondiale. Negli ultimi anni, la qualità media delle produzioni targate Osaka è stata semplicemente fuori scala. Abbiamo assistito al trionfo dei remake di Resident Evil, all’evoluzione di Monster Hunter (con l’eccellente spin-off Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection lanciato solo un mese fa), alla solidità di Street Fighter 6 e alla maestosità di Dragon’s Dogma 2.
Certo, potremmo citare l’esperimento Exoprimal come una piccola macchia nel curriculum, ma globalmente l’editore si è imposto come una garanzia assoluta. Il 2026, d’altronde, promette ancora scintille con l’imminente lancio di Onimusha: Way of the Sword. Eppure, in questo balletto di uscite calibrate, c’è un oggetto non identificato, una produzione “lunare” che risponde al nome di Pragmata.
Per Capcom si è trattato di un azzardo totale. Da un lato, creare una nuova IP in un mercato saturo è un rischio che pochi grandi publisher corrono con tale budget; dall’altro, il titolo è stato rinviato così tante volte da far temere il peggio. Annunciato nel 2020 per un’uscita inizialmente prevista nel 2022, Pragmata era sparito dai radar, sprofondando in un silenzio che puzzava di cancellazione imminente. Poi, il colpo di scena: il State of Play di giugno 2025 ha riacceso la speranza. Il team guidato dal visionario Cho Yonghee ha giocato con i fan, trasformando i gribouillis di Diana in una data certa: “2026, stavolta è vero”. E, per fortuna, avevano ragione.
Il risveglio dell’hacking: un gameplay che riscrive le regole
Entriamo nel vivo della struttura ludica. La grande scommessa di Pragmata risiede nel suo sistema di gioco centrale: l’hacking cooperativo. Il protagonista, Hugh Williams, non è il classico eroe d’azione solitario. La sua sopravvivenza dipende totalmente dall’incontro con una “pragmata”, una piccola androide di nome Diana. Grazie alle sue capacità sovrannaturali, Diana è in grado di violare i sistemi di difesa dei nemici, rendendoli vulnerabili agli attacchi balistici di Hugh.
Tuttavia, il hacking non è un processo automatico che avviene in sottofondo. È il giocatore a dover prendere le redini della violazione digitale attraverso un ingegnoso puzzle a scacchiera. L’obiettivo è tracciare un percorso da un punto A a un punto B, passando per nodi specifici che massimizzano il danno inflitto. Se all’inizio questa ginnastica mentale può apparire complessa, il gioco è magistrale nell’introdurre le variabili un po’ alla volta.
Con il progredire dell’avventura, le scacchiere di hacking diventano più vaste, i nodi iniziano a muoversi o a proteggersi, ma Capcom non ci lascia mai senza strumenti. La curva di difficoltà è bilanciata alla perfezione, e il gioco trova sempre il modo di rinnovare il concetto di base. L’arsenale di Hugh non si limita alle armi da fuoco; è possibile installare chip di potenziamento che aggiungono effetti elementali al hacking: surriscaldamento, confusione, immobilizzazione o danni critici aumentati. C’è una dimensione da gioco di ruolo tattico quasi inaspettata, che permette di creare vere e proprie “build” prima di ogni incursione nella base lunare.
Un ritmo che strizza l’occhio ai classici ma guarda al futuro
Un aspetto che mi ha colpito enormemente è la gestione del ritmo. All’inizio, Pragmata sembra quasi un erede spirituale di Resident Evil o Dead Space per quanto riguarda l’approccio ai nemici. Le minacce iniziali hanno una mobilità quasi “zombiesca”, lenta ma inesorabile, che costringe a una gestione attenta delle munizioni e del posizionamento.
(MisterGadgetTech)
Tuttavia, man mano che Hugh e Diana rafforzano il loro legame e le loro abilità, il gioco introduce nemici più veloci, subdoli e dotati di capacità mimetiche. L’azione diventa progressivamente più frenetica e nervosa, trasformandosi in uno sparatutto in terza persona di rara intensità. La sensazione di crescita è tangibile: quando pensi di aver finalmente dominato una meccanica, il gioco ti lancia una nuova sfida che ti obbliga a ripensare la tua strategia. Non c’è spazio per la noia in Pragmata, ogni arma, ogni modulo e ogni nodo ha un’utilità specifica che non viene mai abbandonata durante il corso della campagna.
Hugh e Diana: un legame che scalda il cuore tra le stelle
Se il gameplay è il motore di Pragmata, la relazione tra i due protagonisti ne è l’anima pulsante. Capcom ha dedicato un’attenzione maniacale alla scrittura dei personaggi, evitando i cliché del genere sci-fi più freddo. Hugh e Diana sono legati non solo dalle necessità del combattimento, ma da una connessione emotiva che cresce organicamente.
È impossibile non fare un paragone con il legame tra Joel ed Ellie in The Last of Us. Hugh è una figura paterna suo malgrado, un uomo indifferente che ha accettato una missione lunare solo per profitto. Diana, nonostante la sua natura sintetica, si comporta in tutto e per tutto come una bambina di otto anni: è curiosa, si meraviglia di fronte a frammenti di cultura terrestre e, ammettiamolo, sa essere irritante come solo una bambina vera sa fare.
Se avete trovato fastidiosi i suggerimenti continui di Atreus in God of War, potreste avere qualche momento di frizione con Diana. Eppure, la sua scrittura è così autentica che finirete per adorarla. Il gioco riesce a sfumare costantemente il confine tra umano e androide. Vedere Diana che scopre oggetti terrestri ricostruiti tramite le “lunafibre” (una misteriosa materia lunare al centro della trama) trasmette un senso di malinconia e speranza unico.
Le conversazioni all’interno del “Rifugio” sono i momenti in cui la sceneggiatura brilla di più. In pochi scambi di battute, Pragmata solleva interrogativi sull’umanità, sul valore dei ricordi e sull’etica dell’intelligenza artificiale, temi estremamente attuali nel nostro 2026. Il finale è di una potenza emotiva devastante, capace di far vibrare le corde del cuore con la stessa intensità con cui le battaglie contro i boss fanno vibrare il controller.
Un design “lunare” tra New York e l’AI Slop
Visivamente, Pragmata è un trionfo della tecnologia RE Engine di ultima generazione. Ma non è solo una questione di poligoni o ray-tracing (che, per la cronaca, è implementato divinamente su PS5 e Xbox Series X). È la direzione artistica a lasciare il segno.
Il secondo settore del gioco è ambientato in una riproduzione artificiale di New York, costruita dalle macchine lunari. Tuttavia, questa città è “sbagliata”: ci sono incongruenze visive, palazzi che finiscono nel nulla, scritte senza senso. È un riferimento palese a quella che oggi chiamiamo “AI Slop”, ovvero i contenuti generati dalle IA che mancano di coerenza logica. Vedere questa estetica applicata a un intero livello di un videogioco è una scelta di meta-commento geniale e inquietante.
Tuttavia, devo segnalare un piccolo punto debole: la struttura dei livelli è a tratti un po’ “old-school”. Il gioco è diviso in settori e blocchi molto lineari. Spesso ci si ritrova nel classico schema del “trova la chiave/pirata il terminale per aprire la porta successiva”. Sebbene questo possa apparire arcaico nel 2026, la densità del level design compensa ampiamente la linearità. Ogni corridoio è curato, ogni stanza racconta una storia attraverso i dettagli ambientali. Il senso di claustrofobia del complesso lunare viene spezzato solo dalle sezioni all’esterno, dove la gravità ridotta e il sound design ovattato creano un’atmosfera incredibilmente suggestiva.
Longevità e contenuti: Capcom non si perde in chiacchiere
In un’epoca di open world infiniti e annacquati, Pragmata sceglie la via della compattezza. La campagna principale si attesta sulle 12-15 ore, una durata che ritengo perfetta per un gioco così focalizzato sulla narrazione e sull’azione. Se decidete di dedicarvi ai contenuti secondari, come la ricerca dei collezionabili e le sfide di hacking più ostiche, potete facilmente arrivare alle 20 ore.
Capcom ha inserito diverse attività parallele per dare “grasso” all’esperienza:
- Le cartelle del Bingo: Un modo divertente per sbloccare lore, elementi estetici e abilità passive completando obiettivi specifici.
- Zone ad Alta Sensibilità: Aree opzionali brulicanti di nemici d’élite che offrono ricompense rarissime per i giocatori più audaci.
- New Game +: Una modalità indispensabile che permette di ricominciare l’avventura mantenendo i potenziamenti, ma con una difficoltà ricalibrata verso l’alto.
- La Stanza Segreta: Una serie di sfide post-game gestite da un personaggio misterioso che introducono armi inedite e meccaniche di combattimento ancora più nervose.
Considerazioni finali: perché Pragmata è il gioco che non sapevamo di volere
In un’industria videoludica che troppo spesso si rifugia nel “già visto” o nella gigantomania di mondi aperti privi di anima, Pragmata emerge come un atto di coraggio creativo da parte di Capcom. Nonostante un lungo e travagliato sviluppo che avrebbe potuto affossare qualsiasi progetto, il risultato finale è un’opera che brilla per coerenza e intensità. Non è solo un esercizio di stile tecnico, reso possibile da un RE Engine in stato di grazia, ma è una storia profondamente umana che utilizza la fantascienza come specchio delle nostre paure attuali legate all’intelligenza artificiale.
Scegliere di vivere l’avventura di Hugh e Diana significa accettare un viaggio lineare, quasi d’altri tempi, che però ripaga il giocatore con un gameplay stratificato e un coinvolgimento emotivo che raramente si trova in produzioni così votate all’azione. Pragmata non cerca di intrattenervi per cento ore con compiti ripetitivi; preferisce lasciarvi un segno indelebile in dodici, dimostrando che la qualità del tempo speso davanti allo schermo vale molto più della quantità di icone sulla mappa.
È, senza ombra di dubbio, una delle punte di diamante di questo 2026 e la conferma definitiva che Capcom, oggi, non ha rivali quando si tratta di calibrare grandi produzioni con un cuore pulsante.