Computer Prodotti

Ho incontrato una leggenda di cinquant’anni

Scheda madre Apple I seriale 002 su tappetino antistatico blu, con alimentatore e registratore a cassette originali

Ci sono serate che non somigliano alle altre. Quella di ieri, organizzata da Magnetic Media Network e resa possibile dalla neonata Fondazione 101 — nata con lo scopo preciso di diffondere la cultura digitale e rendere la tecnologia accessibile a tutti — era una di quelle. Non c’era un prodotto da lanciare, non c’era una conferenza stampa, non c’era un comunicato da seguire. C’era un oggetto. Un solo oggetto. E bastava.

Un computer. O meglio: quello che nel 1976 aveva l’audacia di chiamarsi tale.

Il numero sul retro

Quando ti avvicini a un Apple I, la prima cosa che ti colpisce è quanto sembri poco. Una scheda madre, circuiti, saldature. Niente case, niente schermo, niente di quello che oggi associeresti alla parola “computer”. Poi noti il numero seriale: 002. Due. Il secondo. Uno dei primissimi ad essere mai costruiti.

Ne furono prodotti circa 200 esemplari in tutto, assemblati a mano nel garage di Los Altos. Di questi, meno di 80 sono sopravvissuti fino ad oggi, e solo una manciata è ancora perfettamente funzionante. Quello di ieri sera lo è.

Lo abbiamo visto accendersi. E in quel momento preciso — nella sala di un’azienda del 2026, con mezzo secolo sulle spalle — quella scheda madre ha smesso di essere un reperto ed è diventata di nuovo un computer.

Apple I seriale 002 su tavolo rosso con monitor vintage, tre persone osservano durante l'evento Magneti Media Network
Il momento dell’incontro ravvicinato con l’Apple I seriale 002, ancora perfettamente funzionante a cinquant’anni dalla nascita di Apple. (mistergadget.tech)

È difficile spiegare l’effetto che fa. Non è nostalgia, perché la maggior parte di chi era presente ieri sera non c’era nel 1976. È qualcosa di più simile alla vertigine: la consapevolezza fisica, visiva, quasi tattile, di trovarsi di fronte al punto zero di tutto quello che usiamo ogni giorno.

Tre fondatori, undici giorni, 800 dollari

Il 1° aprile 1976, Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne siglarono un accordo di appena tre pagine per commercializzare l’Apple I. Una storia che quasi tutti conoscono in due — i due Steve, il genio ingegneristico di Wozniak e la visione commerciale di Jobs — ma che in realtà cominciò in tre.

Ronald Wayne aveva 41 anni, praticamente il doppio dei suoi soci. Jobs e Wozniak lo avevano conosciuto ad Atari, dove lavorava come manager. Fu lui a redigere il contratto originale sulla sua macchina da scrivere, a scrivere il primo manuale di istruzioni dell’Apple I e a disegnare il primo logo della nuova azienda — quello con Isaac Newton seduto sotto un albero di mele.

Jobs lo aveva voluto nel gruppo come figura di equilibrio: tra lui e Wozniak, due personalità quasi inconciliabili, serviva qualcuno che facesse da arbitro.

Il primo era ferocemente attento alle questioni economiche e alla visione d’impresa; il secondo — quello che oggi chiameremmo “nerd” — era semplicemente innamorato dell’informatica.

Durò undici giorni. Quando la società acquistò componenti a credito per produrre i primi cinquanta computer, il debito accumulato era attribuibile ai soci in solido: chiunque avesse beni personali rischiava di vederseli pignorare. Wayne, al contrario dei suoi due soci giovanissimi e sostanzialmente squattrinati, aveva una casa, un’auto e un conto in banca.

Un fallimento precedente con una società di slot machine aveva già affinato il suo istinto di sopravvivenza. Vendette la sua quota del 10% per 800 dollari, poi ricevette un ulteriore assegno da 1.500 dollari per rinunciare a ogni pretesa futura.

Quel 10% di Apple, ai valori attuali, vale qualcosa come 300 miliardi di dollari. Wayne, oggi 91 anni, dice di non avere rimpianti. Probabilmente è sincero. O è semplicemente il migliore attore della storia della Silicon Valley.

I figli dei fiori e il personal computer

C’è un paradosso bellissimo all’origine di tutto questo, e ieri sera era impossibile non pensarci mentre si guardava quella scheda madre accesa.

Jobs, Wozniak e la generazione che li circondava erano cresciuti nella California dei tardi anni Sessanta e dei primi Settanta. Erano i figli dei fiori, o ne respiravano l’aria: una cultura che professava il ritorno alla natura, la semplicità, il rifiuto della tecnologia come strumento di potere e controllo. I grandi calcolatori dell’epoca erano esattamente questo: macchine enormi, carissime, accessibili solo a governi, università e grandi aziende. La tecnologia apparteneva ai ricchi, ai potenti, alle istituzioni.

Presentazione dell'Apple I durante l'evento Fondazione 101, relatore illustra la storia del computer davanti a schermo con immagini d'epoca
La serata organizzata da Magnetic Media Network e Fondazione 101 (mistergadget.tech)

L’idea che ogni singola persona potesse avere un computer sembrava, in quel contesto, quasi una contraddizione in termini. Eppure fu proprio quella generazione, cresciuta a pane e controcultura, a immaginarla per prima. Non per sottomettersi alla macchina, ma per liberarsi dagli intermediari. Per fare da sola quello che prima richiedeva un ufficio, un tecnico, un budget da azienda.

Il personal computer non fu il tradimento dei figli dei fiori. Fu la loro rivincita.

Cinquant’anni e un numero seriale

Il 1° aprile 2026 Apple festeggia mezzo secolo di vita, con homepage animate, lettere ufficiali di Tim Cook e concerti negli store di tutto il mondo. È giusto così. Cinquant’anni meritano una festa grande.

Ma la festa più intensa, almeno per chi c’era ieri sera, è stata un’altra. Non uno show, non uno streaming, non un contenuto da condividere. È stata stare in silenzio davanti a una scheda madre con il numero 002 stampato sopra, mentre si accendeva ancora una volta, esattamente come aveva fatto la prima volta in un garage di Los Altos nel 1976.

La Fondazione 101 esiste per ricordare che la tecnologia non è un privilegio. Che l’accesso al digitale è una questione di cultura, prima ancora che di soldi. Quella serata ne è stata la dimostrazione perfetta: la storia più importante dell’informatica consumer stava lì, funzionante, davanti a tutti. Non in un museo blindato. Non in un’asta con base di partenza a sei zeri.

Lì, a disposizione di chiunque avesse voglia di guardarla, grazie all’evento organizzato da Magnetic Media Network con Fondazione 101.

Change privacy settings
×