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Dietro quei secondi di silenzio può esserci un sistema automatico che ti sta “schedando”.
Ti è mai capitato? Il telefono squilla, rispondi, dall’altra parte nessuno parla. Dopo pochi secondi senti un clic e la chiamata si chiude. La prima reazione è pensare a un errore tecnico, a una linea caduta o a un call center mal organizzato. Non sempre è così.
Sempre più spesso queste chiamate “mute” fanno parte di un meccanismo preciso usato dai truffatori per selezionare le vittime più vulnerabili.
Come funziona il trucco delle chiamate silenziose
Secondo quanto spiegato dal segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, dietro molte di queste telefonate ci sono sistemi automatizzati che sfruttano anche l’intelligenza artificiale per raccogliere dati comportamentali. Non cercano subito di truffarti. Prima ti studiano.
Il sistema verifica se il numero è attivo, in quali fasce orarie rispondi, quanto tempo resti in linea anche senza interlocutore e che tipo di reazione hai. In pratica, crea un profilo: sei uno che richiama? Resti in attesa? Chiudi subito? Quei pochi secondi di silenzio sono un test. Una volta identificati i contatti “agganciabili”, scatta la seconda fase.
La vera chiamata arriva dopo
Dopo la profilazione, la telefonata successiva non è più muta. È studiata. Il truffatore può spacciarsi per operatore telefonico, tecnico informatico, consulente bancario o perfino per un parente in difficoltà. Spesso cita dettagli personali trovati sui social o in archivi pubblici per risultare credibile.
In alcuni casi vengono utilizzate tecniche di clonazione vocale: bastano pochi frammenti audio per rendere una voce artificiale più convincente. Non serve fantascienza, basta un campione audio recuperato online. Qui il gioco si fa serio. Perché quando qualcuno sa già come ti chiami, dove lavori o quali servizi utilizzi, la soglia di diffidenza si abbassa.
Perché il silenzio è parte della strategia
Le chiamate mute servono a ottimizzare le risorse. I sistemi automatizzati scartano numeri inattivi o utenti che non rispondono mai, concentrando poi gli operatori reali sui contatti con maggiore probabilità di successo. È una selezione statistica. Un filtro. Un algoritmo che decide chi vale la pena tentare di truffare.
Non è un caso se, dopo una chiamata muta, alcune persone iniziano a ricevere contatti più insistenti nei giorni successivi.
Cosa fare per proteggersi
La prima regola è non ignorare il fenomeno. Se rispondi e non parla nessuno, chiudi subito senza restare in linea.
Mai fornire dati personali, codici, password o informazioni bancarie al telefono. Anche se l’interlocutore sembra sapere molto su di te.
Se qualcuno si presenta come operatore di una banca o di una compagnia telefonica, interrompi la chiamata e richiama tu usando i numeri ufficiali presenti sul sito dell’azienda. Attiva i filtri antispam integrati nello smartphone e segnala i numeri sospetti. Se le chiamate diventano insistenti, contatta il tuo operatore o valuta una segnalazione alle autorità competenti.
La tecnologia che rende possibili queste truffe è sempre più sofisticata. Ma resta una costante: funzionano solo se dall’altra parte qualcuno abbassa la guardia.