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Recensione God of War Sons of Sparta: Kratos cade dal Pantheon, la strada per l’Olimpo è ancora lunga

Recensione God of War Sons of Sparta: Kratos cade dal Pantheon, la strada per l'Olimpo è ancora lunga

Tra nostalgia pixelata e una struttura Metroidvania incerta, l’esperimento di Mega Cat Games su PS5 ci riporta alle origini dello Spartan, ma con troppi passi falsi.


God of War: Sons of Sparta
La nostra esperienza con God of War: Sons of Sparta è stata un misto di grande entusiasmo iniziale e profonda delusione finale. È ammirevole che Sony provi a sperimentare con i suoi franchise più importanti, affidandoli a studi esterni per esplorare generi diversi. Tuttavia, un’operazione del genere richiede una cura per il dettaglio che qui è totalmente assente.
La progressione tipica dei Metroidvania, basata sul senso di crescita e sulla scoperta di segreti, è qui sostituita da una routine di combattimenti rigidi e spostamenti noiosi. Kratos è ancora un giovane cadetto in questo gioco, ma la sensazione è che siano stati gli sviluppatori a non aver ancora superato l’esame di maturità nel game design. Per i fan più accaniti del lore potrebbe valere la pena di fare un giro in Laconie solo per vedere Deimos in azione, ma per tutti gli altri, l’Olimpo dei giochi d’azione è molto lontano da qui.

Pro

+ Approfondimento della Lore: La scelta di esplorare il periodo pre-God of War e il rapporto con Deimos aggiunge tasselli preziosi alla storia di Kratos, umanizzandolo ulteriormente.
+ Narrativa a cornice: L’espediente di Kratos che racconta la storia alla figlia Calliope è toccante e ben integrato, offrendo un ponte perfetto tra il passato greco e il presente norreno.
+ Direzione Artistica evocativa: Nonostante i limiti, il pixel art regala scorci della Grecia Antica molto suggestivi e ricchi di atmosfera.
+ Longevità generosa: Per essere un titolo venduto a prezzo ridotto, superare le 15 ore di gioco è un ottimo risultato in termini di quantità di contenuti.
+ Enigmi ambientali: Alcune sezioni basate sui “Doni dell’Olimpo” sono ben congegnate e spezzano piacevolmente il ritmo dei combattimenti.

Contro

Combat System rigido: L’assenza dell’animation cancel e la scarsa varietà di combo rendono gli scontri legnosi e, alla lunga, ripetitivi.
Intelligenza Artificiale imbarazzante: Nemici immobili o che ripetono pattern elementari rovinano il senso di sfida che ci si aspetterebbe da un God of War.
– Level Design frustrante: Troppi all’andirivieni obbligati verso Sparte e un sistema di viaggio rapido sbloccato decisamente troppo tardi.
Incertezze Tecniche: Tempi di caricamento lunghi su PS5, crash improvvisi e bug che rischiano di corrompere i salvataggi sono difetti gravi nel 2026.
Narrazione frammentata: I dialoghi non saltabili e il ritmo spezzato da missioni secondarie poco ispirate rendono la trama principale meno incisiva di quanto potrebbe essere.

Il panorama videoludico del 2026 si è aperto con uno dei colpi di scena più inaspettati degli ultimi anni. Senza proclami, senza trailer cinematografici mostrati con mesi d’anticipo e senza le solite campagne marketing faraoniche di Sony, God of War: Sons of Sparta è approdato su PlayStation 5 tramite un “shadow drop” che ha lasciato i fan a bocca aperta. Sviluppato da Mega Cat Games — studio specializzato in operazioni dal sapore retro e pixel-art — questo titolo rappresenta un tentativo audace di espandere l’universo di Kratos esplorando un genere mai toccato prima dalla saga: il Metroidvania bidimensionale.

Se sulla carta l’idea di unire l’epica greca alla struttura esplorativa tipica di capolavori come Castlevania o Hollow Knightsembrava vincente, la realtà dei fatti ci riconsegna un prodotto che, proprio come il giovane Kratos che mette in scena, ha ancora moltissimo da imparare. Sons of Sparta è un titolo scolastico, a tratti incompitutamente grezzo, che fatica a reggere il peso di un nome così importante.


La genesi di un guerriero: tra storia e mito

Dal punto di vista della collocazione temporale, God of War: Sons of Sparta ci riporta indietro di decenni, molto prima che Kratos diventasse il Fantasma di Sparta tormentato dalle visioni della sua famiglia o il padre riflessivo visto nelle terre norrene. Ci troviamo nel cuore della Laconie, durante la giovinezza del protagonista, quando non era altro che un cadetto impegnato nell’Agogé, il brutale sistema di addestramento militare spartano progettato per forgiare soldati pronti a morire per la propria città.

Recensione God of War Sons of Sparta: Kratos cade dal Pantheon, la strada per l'Olimpo è ancora lunga
La genesi di un guerriero: tra storia e mito (mistergadget.tech)

L’incipit narrativo è curato e, per certi versi, toccante: l’avventura è presentata come un lungo racconto che un Kratos ormai anziano narra a sua figlia Calliope. Al centro della vicenda c’è il rapporto con il fratello Deimos e la loro missione per ritrovare Vasilis, un soldato scomparso che sembra custodire segreti legati al destino dei due fratelli. Scoprire la dinamica fraterna tra un Kratos già serioso e un Deimos più scanzonato e incline alla battuta è uno dei pochi punti di forza di una sceneggiatura che, purtroppo, tende a sgonfiarsi rapidamente.

Nonostante le premesse interessanti per il lore, la narrazione soffre di un ritmo estremamente frammentato. La ricerca di Vasilis diventa un pretesto che si trascina per circa quindici ore, costringendo il giocatore a continui ed estenuanti all’andirivieni verso Sparte. Questi viaggi forzati spezzano la fluidità dell’avventura e mettono in luce una scrittura dei dialoghi spesso piatta, resa ancor più frustrante dall’impossibilità di saltare le sequenze parlate. Gli unici lampi di genialità si trovano nei brevi intermezzi filosofici in cui Kratos riflette sul concetto di dovere, ma è troppo poco per giustificare l’interesse dei veterani della saga.


Gameplay: quando il Metroidvania incontra il rigore spartano

Il passaggio dalla tridimensionalità spettacolare a cui Santa Monica Studio ci ha abituato verso una struttura 2D a scorrimento laterale è uno shock culturale non indifferente. In Sons of Sparta, Kratos abbandona le Lame del Caos e l’Ascia Leviatano per imbracciare l’equipaggiamento standard di un cadetto: una lancia e uno scudo.

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Gameplay: quando il Metroidvania incontra il rigore spartano (mistergadget.tech)

Questa scelta impone un gameplay molto più ragionato, quasi difensivo, dove il posizionamento e il tempismo della parata diventano vitali. Tuttavia, ciò che sulla carta potrebbe sembrare un sistema di combattimento tecnico, si rivela nella pratica estremamente ripetitivo. La palette di mosse a disposizione di Kratos è rudimentale e non riesce a evolversi in modo significativo durante l’avventura. Anche sbloccando i vari rami dell’albero dei talenti o ottenendo i “Doni dell’Olimpo”, la sensazione è quella di premere compulsivamente lo stesso tasto per ore contro nemici che non brillano certo per varietà.

Un problema tecnico rilevante che affligge il combat system è l’assenza dell’animation cancel (la possibilità di interrompere un attacco per parare o schivare). In un titolo d’azione moderno, specialmente su PS5, questa rigidità risulta anacronistica e punitiva, portando il giocatore a subire danni ingiusti solo perché il personaggio è bloccato in un’animazione d’attacco iniziata un istante prima. La frustrazione aumenta di fronte a boss fight la cui difficoltà è generata artificialmente aumentando i danni inflitti dai nemici o la velocità dei loro attacchi, piuttosto che curando i loro pattern di movimento.


Esplorazione e Level Design: un labirinto senza filo d’Arianna

Il cuore di un Metroidvania è, per definizione, la sua mappa: un ecosistema interconnesso che premia la curiosità del giocatore attraverso il backtrackingGod of War: Sons of Sparta rispetta i canoni del genere in modo quasi burocratico, senza però riuscire a infondere anima nei suoi scenari.

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Esplorazione e Level Design: un labirinto senza filo d’Arianna (mistergadget.tech)

Esplorando la mappa, ci si scontra con i classici ostacoli ambientali superabili solo dopo aver ottenuto un determinato potere (correre più velocemente, scalare pareti lisce, ecc.). Il problema è che il level design non riesce mai a incentivare l’esplorazione organica. Invece di creare percorsi secondari intelligenti che si riallacciano alla trama, il gioco ci bombarda di barriere che ci costringono a fare marcia indietro attraverso aree già visitate e tediose.

I “Doni dell’Olimpo”, che dovrebbero rappresentare la chiave di volta sia per il combattimento che per l’esplorazione, vengono introdotti in modo talmente tardivo da risultare quasi inutili per gran parte del gioco. Il paradosso più grande è legato al sistema di viaggio rapido: una funzionalità essenziale in un mondo così vasto che viene però sbloccata solo nell’ultimo quarto dell’avventura. Fino a quel momento, preparatevi a camminare per chilometri in scenari che, purtroppo, tendono a somigliarsi tutti.


Estetica e Comparto Tecnico: il fascino del “Retro” basta davvero?

Mega Cat Games ha scelto una direzione artistica coraggiosa: un pixel art in 2D che richiama l’estetica dei titoli per la prima PlayStation o del tardo periodo 16-bit. I panorami della Grecia Antica sono spesso suggestivi, con sfondi pastello che rendono omaggio alla bellezza della penisola ellenica. Tuttavia, questa scelta stilistica si scontra con ambienti spesso troppo scuri e dominati da tonalità marroni e grigie che rendono difficile distinguere gli elementi interattivi.

Recensione God of War Sons of Sparta: Kratos cade dal Pantheon, la strada per l'Olimpo è ancora lunga
Estetica e Comparto Tecnico: il fascino del “Retro” basta davvero? (mistergadget.tech)

Un punto che ha diviso la critica è la scelta di utilizzare modelli 3D renderizzati per Kratos e per i boss principali, sovrapposti a fondali 2D. Il risultato è un contrasto visivo che non sempre funziona: le animazioni di questi modelli appaiono lente e slegate dalla fluidità del resto del mondo di gioco. Anche la violenza, elemento cardine di God of War, è qui rappresentata in modo molto più discreto; le esecuzioni ci sono, ma mancano di quella ferocia teatrale che ha reso Kratos un’icona.

Sul fronte tecnico, purtroppo, le notizie non sono migliori. Nonostante si trovi su una console dotata di un SSD velocissimo, Sons of Sparta soffre di tempi di caricamento ingiustificati (dai 4 ai 5 secondi per ogni transizione di area), che appesantiscono ulteriormente l’esplorazione. A questo si aggiungono bug di sincronizzazione audio durante i dialoghi e, cosa ben più grave, criticità legate alla stabilità. Sono stati segnalati numerosi casi di crash improvvisi e, peggio ancora, bug di “soft-lock” che impediscono di proseguire nella storia, costringendo al caricamento di salvataggi precedenti che potrebbero essere stati corrotti.


Analisi del Mercato e Rapporto Qualità-Prezzo

Proposto al prezzo di 29,99€ sul PlayStation Store, God of War: Sons of Sparta si posiziona in una fascia media molto affollata. In un mercato che ha visto nascere giganti come Prince of Persia: The Lost Crown o indie di altissimo livello come Blasphemous 2, il confronto è impietoso. Se Sons of Sparta non portasse il nome di Kratos nel titolo, probabilmente passerebbe inosservato come un Metroidvania mediocre e poco rifinito.

Recensione God of War Sons of Sparta: Kratos cade dal Pantheon, la strada per l'Olimpo è ancora lunga
Analisi del Mercato e Rapporto Qualità-Prezzo (mistergadget.tech)

Il contenuto è generoso in termini di ore (circa 20 per il completamento al 100%), ma la qualità di queste ore è altalenante. L’intelligenza artificiale dei nemici è spesso imbarazzante: non è raro vedere avversari che restano immobili sul bordo di una piattaforma senza reagire, o che ripetono un unico attacco all’infinito ignorando la presenza del giocatore. Questi difetti di programmazione danno l’idea di un progetto rilasciato in fretta, forse proprio per sfruttare l’effetto sorpresa dello shadow drop senza permettere ai tester di rifinire l’esperienza.


Considerazioni finali: un esperimento da rivedere

God of War: Sons of Sparta rappresenta un esperimento coraggioso ma profondamente imperfetto. È evidente la volontà di Sony di voler diversificare il portfolio dei propri franchise, cercando di presidiare generi “di nicchia” come il Metroidvania con produzioni meno costose ma dotate di nomi altisonanti. Tuttavia, l’anima di God of War è sempre stata legata a un’eccellenza produttiva quasi maniacale, un elemento che in questo titolo sembra essere stato sacrificato sull’altare della velocità di rilascio. Se da un lato la curiosità di vedere un Kratos bidimensionale in pixel art riesce a sostenere le prime ore di gioco, dall’altro le lacune nel game design e una stabilità tecnica precaria impediscono al titolo di brillare. Non basta un nome leggendario per scalare l’Olimpo dei Metroidvania, specialmente quando ci si scontra con giganti del genere che, pur con budget infinitamente minori, offrono meccaniche di movimento e combattimento molto più raffinate.

Recensione God of War Sons of Sparta: Kratos cade dal Pantheon, la strada per l'Olimpo è ancora lunga
Un esperimento da rivedere (mistergadget.tech)

Consigliamo l’acquisto di Sons of Sparta solo ai completisti più accaniti della saga, desiderosi di scoprire ogni dettaglio della giovinezza dello Spartan, ma con un’avvertenza importante: armatevi di molta pazienza. Per tutti gli altri, il consiglio è quello di attendere una serie corposa di patch correttive o un calo di prezzo significativo. Kratos ha dimostrato più volte di saper risorgere dalle proprie ceneri: speriamo che Mega Cat Games possa fare lo stesso, imparando dai propri errori per un eventuale, e necessario, sequel o aggiornamento. Al momento, questo capitolo rimane un’appendice interessante per il lore, ma un passo falso per quanto riguarda il puro divertimento videoludico.


Informazioni Tecniche per l’Utente

  • Piattaforma: PlayStation 5 (Esclusiva digitale)
  • Sviluppatore: Mega Cat Games
  • Editore: Sony Interactive Entertainment
  • Prezzo: 29,99€
  • Genere: Action-Metroidvania 2D
  • Lingua: Testi e dialoghi in italiano (con alcuni problemi di sincronizzazione)

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