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MWC 2026: grandi aspettative, poca sostanza, con l’AI sullo sfondo che per ora è una promessa

MisterGadget.Tech Mobile World Congress

Barcellona, primo giorno. Il Mobile World Congress apre i cancelli con la consueta cerimonia delle aspettative. Migliaia di persone si muovono tra i padiglioni come se da qualche parte, dietro l’angolo, ci fosse la rivoluzione.

Succede ogni anno. E ogni anno, più o meno allo stesso modo, si torna in hotel la sera con la sensazione che qualcosa sia rimasto sospeso nell’aria — promesso ma non consegnato.

Il 2026 non fa eccezione. Anzi, conferma con una certa coerenza la tendenza degli ultimi anni: meno si aspetta, meno si rimane delusi. Il problema è che le aspettative, in questo settore, sono strutturalmente alte. E il mercato, altrettanto strutturalmente, fatica a tenergli il passo.

Gli annunci? Già visti — altrove

Buona parte degli annunci di questa edizione erano già nell’aria da settimane, molti addirittura già presentati in Cina. Il MWC si ritrova così a fare da palcoscenico europeo per prodotti che altrove hanno già avuto il loro momento di gloria, con il risultato che chi segue il settore da vicino assiste più a una conferma che a una scoperta.

L’eccezione più rumorosa è il Robot Phone di Honor, un dispositivo che unisce smartphone e robot in un’idea che ha certamente il merito dell’originalità. Poi ci si ferma.

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Honor Robot Phone unisce un gimball ad uno smartphone (mistergadget.tech)

Perché quando si inizia a ragionare su quante probabilità ci siano di vederlo nei negozi europei, la risposta onesta è: poche. Un concept affascinante che rischia di restare tale.

Innovazione di nicchia vs. innovazione che cambia la vita

Vale la pena chiarire un punto che cambia radicalmente il modo in cui si guarda a tutto questo. Non ogni sforzo tecnologico merita lo stesso entusiasmo, e non perché certi prodotti non siano ben fatti — spesso lo sono — ma perché la domanda giusta non è “è tecnologicamente interessante?” bensì “cambia qualcosa nella vita di chi lo compra?”.

Prendete uno smartphone con un gimbal integrato. L’idea è quella di portare la stabilizzazione professionale direttamente nel telefono, rivolgendosi a creator e videomaker. Dal punto di vista ingegneristico c’è da togliersi il cappello.

Dal punto di vista dell’impatto reale sulla quotidianità della maggior parte delle persone? Quasi zero. È un prodotto per una nicchia già servita da soluzioni dedicate, spesso migliori, come DJI Osmo Pocket. Ricordate quando arrivano gli smartphone “modulari”?

Nel mezzo dell’entusiasmo generale, alzammo un ditino per fare una domanda: ma davvero volete andare in giro con pezzi di telefono sparsi per le tasche o dentro lo zaino? Ci tirarono le pietre, poi tirarono gli smartphone modulari nella spazzatura.

Tutt’altra storia, invece, per chi lavora alla miniaturizzazione seria: smartphone ultrasottili e particolarmente leggeri, apparentemente poco spettacolari, che però alla fine della giornata fanno la differenza in tasca, in mano, sullo zaino. Quella è innovazione che si sente.

Pieghevoli: il segmento che non riesce a decollare del tutto

I foldable tornano, come sempre. E come sempre presentano un quadro in chiaroscuro.

Honor si avvicina al lancio del suo pieghevole con specifiche tecniche che meritano attenzione. Peccato che il design — e questa è una valutazione del tutto personale, va detto — sia esteticamente discutibile. In un segmento dove il prodotto si compra anche con gli occhi, non è un dettaglio trascurabile.

Motorola sceglie di estendere il suo linguaggio stilistico ai dispositivi pieghevoli, con continuità visiva apprezzabile. Il problema è lo spessore: il dispositivo è considerevolmente più voluminoso di quello che già circola sul mercato.

Il motorola Razr Fold
Il motorola Razr Fold arriva anche in Italia (mistergadget.tech)

In un segmento dove la sottigliezza è diventata un parametro competitivo fondamentale, arrivare oggi con un prodotto “robusto” significa già partire con un handicap.

La sorpresa — almeno sotto il profilo del concept — arriva da Huawei, che presenta qualcosa di interessante: un ibrido tra il pieghevole a conchiglia e quello a libro, con una proposta formale davvero curata e una realizzazione all’altezza.

E qui arriva il solito, immancabile problema: Huawei non ha i servizi Google. I suoi telefoni, per chi vive nell’ecosistema Android tradizionale, restano un’opzione difficile da raccomandare. Un peccato, perché il prodotto in sé meriterebbe un contesto più favorevole.

L’AI agenticale: tutti la promettono, nessuno la consegna

Quello dell’intelligenza artificiale agenticale è il tema che attraversa trasversalmente tutti i padiglioni. Ogni produttore, grande o piccolo, ha la sua versione di un assistente AI capace di orchestrare app, dispositivi e servizi in modo autonomo, anticipando bisogni e risolvendo problemi prima ancora che li si formuli.

In teoria, è la direzione giusta. In pratica, al momento nessuno è riuscito a tradurre questa promessa in qualcosa di davvero funzionale, disponibile, usabile oggi.

I nuovi Galaxy S26 uno accanto all'altro
I nuovi Galaxy S26 sono la proposta più matura del mercato. (mistergadget.tech)

Si vedono demo, si ascoltano pitch, si leggono slide. Ma un prodotto che dimostri concretamente di mantenere quello che promette? Ancora no.

Non è necessariamente un problema — le tecnologie hanno i loro tempi. Ma al MWC si ha sempre la sensazione che il marketing corra qualche giro più avanti rispetto alla realtà.

L’ecosistema è la vera partita

Se c’è un filo che tiene insieme quasi tutti gli annunci di questa edizione, è la parola ecosistema. Vendere un telefono, da solo, non basta più.

Non è abbastanza interessante per il mercato, non è abbastanza redditizio per i produttori, e sempre meno sufficiente per convincere gli utenti.

Il soggetto da tenere d’occhio, in questo senso, è Lenovo-Motorola. Il gruppo può contare su una base solida: una presenza storica nel mondo dei computer che pochi altri produttori di smartphone possono vantare.

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Uno dei tanti spazi super affollati del Mobile World Congress 2026 (mistergadget.tech)

Ma la mossa più interessante è un’altra: un layer di intelligenza artificiale pensato per mettere in comunicazione computer, tablet e smartphone in modo integrato e coerente.

Non è ancora chiaro quanto questa integrazione funzioni nella pratica, ma l’approccio ha logica e ambizione. Vale sicuramente un approfondimento.

Il Mobile World Congress 2026 è, fino a questo primo giorno, uno specchio abbastanza fedele del momento che vive il settore: tecnicamente evoluto, narrativamente ambizioso, ma ancora alla ricerca di quella discontinuità vera che giustifichi entusiasmi genuini.

I prodotti ci sono, alcuni anche interessanti. La rivoluzione, per ora, si fa ancora aspettare.

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