Resident Evil Requiem: la recensione definitiva del capolavoro che fonde passato e futuro della saga (mistergadget.tech)
Grace Ashcroft e Leon S. Kennedy ci guidano in un labirinto di sangue, nostalgia e innovazione tecnica: ecco perché il nono capitolo è un manifesto del survival horror moderno.
Non è solo il miglior Resident Evil degli ultimi anni, ma è il manifesto di come si possa evolvere un franchise storico senza tradirne l’identità. Che siate fan della prima ora o nuovi adepti attirati dal fascino magnetico di Leon S. Kennedy, questo è un appuntamento a cui non potete mancare. Il virus Elpis è tra noi, e non è mai stato così divertente farsi contagiare.
+ Comparto Tecnico: Il RE Engine nel 2026 è semplicemente imbattibile per realismo e performance.
+ Il ritorno di Leon: Gestito con una maturità narrativa rara per un titolo action.
+ Atmosfera: L’Hotel Wrenwood entra di diritto tra le location più iconiche della storia dei videogiochi
– Obiettivi Classici: La struttura “trova l’oggetto A per aprire la porta B” è ormai un marchio di fabbrica, ma alcuni giocatori potrebbero trovarla ripetitiva nel 2026.
– Fan Service Eccessivo
L’attesa è stata lunga, scandita da rumor, leak e presentazioni spettacolari durante i vari State of Play e Nintendo Direct. C’era il timore, quasi tangibile tra la community, che Resident Evil Requiem (conosciuto internamente come Resident Evil 9) avesse già sparato le sue cartucce migliori nei trailer promozionali. Invece, una volta impugnato il controller e raggiunti i titoli di coda dopo una cavalcata di circa 12 ore, la sensazione è una sola: Capcom ha compiuto una magia nera editoriale. Non si tratta solo di un seguito, ma di un vero e proprio “Best-of” interattivo che riesce nell’impresa impossibile di unire le due anime della serie: quella claustrofobica e ragionata degli esordi e quella esplosiva e cinematografica dell’era moderna. In Resident Evil Requiem, ogni corridoio trasuda storia, ogni ombra nasconde un segreto e ogni proiettile ha un peso specifico che non sentivamo da anni.
Indice
- Un’indagine tra i fantasmi: la trama e l’Hotel Wrenwood
- Leon S. Kennedy: il peso di 28 anni di orrore
- Il gameplay binario: due giochi in uno
- L’evoluzione della specie: dai Crimson Heads ai Blister Heads
- Un miracolo tecnico: il RE Engine nel 2026
- Audio e localizzazione: un’immersione uditiva
- Il “Museo” Resident Evil: fan service o narrazione?
- Regiocabilità e Contenuti Extra
- Considerazioni finali: Un Requiem che è in realtà un nuovo inizio
Un’indagine tra i fantasmi: la trama e l’Hotel Wrenwood
Il sipario si apre su una scena insolitamente sobria per la serie. Grace Ashcroft, una giovane analista del FBI dotata di un intuito fuori dal comune, viene inviata all’Hotel Wrenwood per indagare su una serie di omicidi rituali che sembrano non avere spiegazione logica. Ma per Grace, questo non è un incarico come gli altri. L’Hotel Wrenwood è il luogo dove, otto anni prima, sua madre Alyssa Ashcroft fu trovata morta in circostanze mai chiarite.
Mandare un’agente nel luogo del suo trauma più grande è una mossa narrativa audace, quasi crudele, ma funzionale a creare un legame immediato tra il giocatore e l’héroine. L’hotel stesso è un personaggio a sé stante: una struttura fatiscente che per atmosfera e design non ha nulla da invidiare al celebre Lakeview Hotel di Silent Hill 2.
Ben presto, l’indagine procedurale si trasforma in un incubo bioterroristico. Grace scopre che le fondamenta dell’hotel poggiano su segreti che risalgono a 28 anni fa, legati a doppio filo alla distruzione di Raccoon City. Ed è qui che entra in scena Leon Scott Kennedy. All’età di 49 anni, Leon non è più il “rookie” di un tempo, ma un veterano stanco e segnato, la cui missione è contenere la diffusione del Virus Elpis, una nuova variante biologica che promette di riscrivere il concetto di infezione.
Leon S. Kennedy: il peso di 28 anni di orrore
Vedere Leon in azione in questo 2026 è un’esperienza quasi commovente per chi lo segue dal 1998. Capcom ha deciso di non nascondere l’invecchiamento del suo protagonista preferito. Il Leon di Requiem è stoico, pragmatico e porta sul volto le cicatrici di mille battaglie. Tuttavia, la sua leggendaria invulnerabilità viene messa in discussione da un colpo di scena fondamentale: Leon è contaminato.
Il Virus Elpis (che in greco significa “speranza”, un nome decisamente ironico) non lo trasforma immediatamente, ma ne altera le capacità, creando una dinamica di gameplay inedita. Il contrasto tra la vulnerabilità di Grace, che vive l’orrore con gli occhi di una civile addestrata, e la freddezza di Leon, che lo affronta con la rassegnazione di chi ha già visto tutto, è il vero motore emotivo del gioco. Il regista Koshi Nakanishi ha descritto questa alternanza come “un bagno ghiacciato dopo una sauna bollente”, e non poteva esserci metafora più azzeccata.
Il gameplay binario: due giochi in uno
La scelta più coraggiosa di Capcom è stata quella di non uniformare l’esperienza di gioco. Resident Evil Requiem propone due stili di gameplay radicalmente diversi, che si intrecciano senza mai risultare incoerenti.
1. L’approccio Survival-Horror di Grace
Quando vestiamo i panni di Grace Ashcroft, il titolo vira prepotentemente verso il survival horror psicologico. Grace non è una combattente d’élite; i suoi movimenti sono più pesanti, la mira meno ferma e l’inventario è dolorosamente limitato.
- Gestione delle risorse: Qui si torna alle origini. Bisogna contare ogni singolo colpo.
- Meccanica del Sangue: Grace utilizza una tecnica di crafting basata sul campionamento ematico per sbloccare sieri e potenziamenti temporanei.
- Enigmi: Le sezioni di Grace sono piene di puzzle ambientali che richiedono logica e attenzione ai dettagli, proprio come nei capitoli classici della prima PlayStation.
2. L’approccio Action-Tactical di Leon
Appena il controllo passa a Leon, la musica cambia. Letteralmente. Il gioco diventa un’evoluzione raffinata di Resident Evil 4 Remake. Leon è una forza della natura:
- Combattimento ravvicinato: Può parare attacchi con il coltello, sferrare calci rotanti e sfruttare l’ambiente per eliminazioni contestuali spettacolari.
- Arsenale pesante: Leon ha accesso a modifiche per le armi acquistabili tramite crediti recuperati dai nemici, eliminando la necessità di risolvere puzzle complessi per potenziare il proprio equipaggiamento.
- Frenesia: Le sue sezioni sono coreografate come un film d’azione di serie Z, con esplosioni, inseguimenti e boss battle monumentali che mettono alla prova i riflessi del giocatore.
L’evoluzione della specie: dai Crimson Heads ai Blister Heads
Capcom ha capito che, nel 2026, lo zombie standard non fa più paura. Per questo ha introdotto i Blister Heads. Se ricordate con terrore i Crimson Heads del remake del primo capitolo, sappiate che i Blister Heads sono la loro versione sotto steroidi.
Ogni nemico abbattuto in Requiem è una potenziale bomba a orologeria. Se il corpo non viene distrutto o trattato con il nuovo iniettore emolitico, lo zombie ha un’alta probabilità di mutare in un Blister Head: una creatura ricoperta di pustole esplosive, incredibilmente veloce e capace di resistere a diversi colpi alla testa. Questa meccanica obbliga il giocatore a una scelta tattica costante: consumare risorse preziose per finire un nemico a terra o rischiare che si rialzi più forte di prima?
Un miracolo tecnico: il RE Engine nel 2026
Dal punto di vista puramente tecnologico, Resident Evil Requiem è un mostro di potenza che mette a ferro e fuoco le attuali console. Testato su Xbox Series X, il gioco mantiene un frame rate granitico di 60 FPS nonostante la densità poligonale sia ai massimi storici della serie.
- Fotorealismo e Smembramenti: Grazie a una versione evoluta della fotogrammetria, le texture degli ambienti sono talmente dettagliate che sembra di poter toccare la muffa sulle pareti dell’hotel. Il sistema di danni localizzati è quasi disturbante: i proiettili staccano pezzi di carne, vestiti e ossa con una precisione anatomica impressionante.
- Gestione delle Luci: Il ray tracing è utilizzato magistralmente per creare riflessi dinamici sulle pozzanghere di sangue e sulle superfici metalliche, contribuendo a un’immersione totale.
- Visuale Doppia: Capcom offre la libertà assoluta. Potete giocare tutto il titolo in prima persona (stile RE7) o in terza persona (stile RE2/RE4 Remake). Addirittura, il gioco permette di impostare la visuale in base al personaggio: soggettiva per Grace, per accentuare il terrore, e telecamera sopra la spalla per Leon, per gestire meglio i combattimenti.
Audio e localizzazione: un’immersione uditiva
L’aspetto sonoro di Requiem merita una menzione d’onore. Se possedete un sistema Dolby Atmos o un set di cuffie con audio 3D, preparatevi a saltare sulla sedia. Il sound design è studiato per disorientare: scricchiolii improvvisi dietro le spalle, lamenti lontani che sembrano provenire dalle stanze vicine e il rumore della pioggia che batte contro i vetri rotti creano una tensione costante.
La colonna sonora è dinamica e si adatta allo stress del personaggio. Ma la vera sorpresa per noi italiani è la qualità eccelsa del doppiaggio. Capcom continua a investire nella localizzazione e le voci di Leon e Grace sono interpretate con una profondità emotiva che rende giustizia alla sceneggiatura. Sentire Leon imprecare in un italiano naturale e sofferto aggiunge quel tocco di realismo che spesso manca nelle produzioni internazionali.
Il “Museo” Resident Evil: fan service o narrazione?
Molti critici potrebbero storcere il naso davanti all’enorme quantità di citazioni presenti nel gioco. Requiem è, a tutti gli effetti, un museo a cielo aperto della saga. Dai documenti che menzionano incidenti dimenticati alle ambientazioni che ricordano la stazione di polizia di Raccoon City o il castello di Lady Dimitrescu, il gioco vive di ricordi.
Tuttavia, non si tratta di fan service gratuito. Ogni riferimento è incastonato in una trama che tenta di dare una chiusura (o un nuovo inizio) a trame rimaste in sospeso per decenni. È un omaggio sentito a chi è cresciuto mangiando pane e zombie, ma è strutturato in modo da non risultare incomprensibile per i nuovi arrivati. Certo, alcune situazioni sono talmente inverosimili da richiedere una massiccia “sospensione dell’incredulità” (stile serie Z), ma fa parte del DNA di Resident Evil. Non sarebbe lo stesso gioco senza una battuta sarcastica di Leon nel mezzo di un disastro nucleare.
Regiocabilità e Contenuti Extra
Capcom ha imparato la lezione dai capitoli più brevi. Resident Evil Requiem non si esaurisce dopo i primi crediti.
- Punti Bonus: Ogni sfida completata durante la campagna sblocca punti da spendere in un negozio interno. Potrete sbloccare concept art, modelli 3D dettagliatissimi e le immancabili armi con munizioni infinite per le partite successive.
- Difficoltà Madhouse: Per i veri puristi, la modalità più difficile cambia la posizione degli oggetti e degli enigmi, rendendo ogni run un’esperienza diversa.
- Modalità Mercenari: Immancabile la modalità arcade che qui raggiunge la sua forma definitiva, con mappe tratte dall’Hotel Wrenwood e la possibilità di giocare con una serie di personaggi storici della saga.
Considerazioni finali: Un Requiem che è in realtà un nuovo inizio
Resident Evil Requiem non è soltanto un videogioco, ma un’esperienza sensoriale che celebra trent’anni di evoluzione tecnica e narrativa, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di unire sotto un unico tetto generazioni diverse di videogiocatori. Capcom ha dimostrato una maturità creativa straordinaria, orchestrando un delicato equilibrio tra la tensione psicologica più cruda, vissuta attraverso gli occhi vulnerabili di Grace, e la spettacolarità balistica di un veterano come Leon.
Sebbene il peso del fan service sia talvolta palpabile, esso non soffoca mai l’identità di un titolo che ha il coraggio di invecchiare i suoi eroi e di sporcarli con nuove, terribili mutazioni come il Virus Elpis. È un’opera generosa, visivamente disturbante e tecnicamente ineccepibile, che sfrutta il RE Engine per ricordarci perché Resident Evil sia ancora oggi il re indiscusso del survival horror.
Chiudere l’avventura tra le mura decadenti dell’Hotel Wrenwood lascia addosso una sensazione di appagamento misto a inquietudine: la consapevolezza che, nonostante il passato sia stato finalmente affrontato, l’incubo biologico è lontano dalla parola fine. Requiem è il manifesto di una saga che non teme il tempo, un “best-of” giocabile che ogni appassionato di tecnologia e gaming dovrebbe possedere nella propria collezione.