Amazon sta offrendo un rimborso ai suoi clienti - Mistergadget.tech
Il mondo dei live-service è un cimitero digitale sempre più affollato, ma raramente i funerali sono accompagnati da un assegno di restituzione integrale.
Il caso di King of Meat, il chiassoso dungeon-crawler prodotto da Amazon Games e sviluppato da Glowmade, ha però rotto gli schemi della rassegnazione. Lanciato in pompa magna nell’ottobre del 2025, il titolo chiuderà definitivamente i battenti il 9 aprile 2026, dopo appena sei mesi di vita (e solo quattro dall’annuncio del “tramonto”).
Perché Amazon ha deciso di rimborsare gli utenti
La notizia, confermata dai vertici di Amazon a fine febbraio 2026, non è solo la cronaca di un flop tecnologico — con un picco di soli 320 giocatori contemporanei su Steam a fronte di investimenti milionari — ma segna un precedente interessante: il risarcimento totale e automatico per chiunque abbia acquistato il gioco o la sua valuta interna, i “Francobolli”.
In un’industria che spesso si nasconde dietro clausole scritte in minuscolo, Amazon ha scelto la via della tabula rasa finanziaria. Un dettaglio laterale che colpisce è la rapidità con cui il gioco è stato rimosso dai cataloghi: il 23 febbraio 2026 è bastato un clic per far sparire King of Meat da ogni store digitale, trasformando i file già installati in poco più che fantasmi informatici. Chi lo ha comprato non dovrà compilare moduli infiniti; i rimborsi saranno gestiti direttamente dalle piattaforme d’acquisto (Steam, PlayStation, Xbox) tra febbraio e aprile.
Forse il rimborso totale non è solo un atto di cortesia verso i consumatori, ma una mossa difensiva per evitare che il marchio Amazon Games venga associato permanentemente alla “questione del server spento”. È più economico restituire 30 euro oggi che perdere un cliente Prime per sempre.
Non è la prima volta che il colosso di Jeff Bezos fatica a trovare il “suo” spazio nel gaming: dopo il ritiro di Crucible e il ridimensionamento di New World, King of Meat rappresenta l’ennesima prova che il marketing aggressivo (persino con il coinvolgimento di MrBeast) non può sostituire una base di giocatori organica. Il ritmo sincopato di queste chiusure sta creando una sorta di diffidenza preventiva nel pubblico: chi ha voglia di investire tempo in un mondo virtuale che potrebbe evaporare prima della fine dell’abbonamento alla palestra?
La pietra tombale su King of Meat non cancella però la curiosità per i futuri esperimenti di Amazon. Resta da capire se la strategia del “rimborso lampo” diventerà lo standard per ogni progetto che non raggiunge le centomila unità attive entro il primo trimestre.
Invece di gestire anni di lamentele e ticket di supporto per un mondo digitale diventato improvvisamente un deserto di pixel, Amazon preferisce la tabula rasa. Per i responsabili della divisione tecnologia, offrire un ristoro completo è l’unico modo per evitare che il marchio Games diventi sinonimo di investimenti a perdere. Il rimborso automatico, che copre non solo il costo del software ma anche ogni singolo acquisto in-game, è la prova che nel mercato dei live-service, oggi, la fiducia dei clienti vale molto più di un bilancio in pareggio su un singolo progetto fallito. Se non dovesse arrivare basta contattare l’assistenza.