Shein crea dipendenza? L'indagine dell'UE (mistergadget.tech)
La Commissione Europea avvia un procedimento formale ai sensi del Digital Services Act: verifiche su design manipolativo e controllo delle merci vietate
La Commissione Europea ha annunciato l’apertura di un’indagine formale nei confronti di Shein per presunte violazioni del Digital Services Act. Il focus non è solo commerciale, ma strutturale: meccanismi potenzialmente in grado di generare dipendenza negli utenti, carenze nei controlli sui prodotti illegali e scarsa trasparenza nei sistemi di raccomandazione.
Non è una verifica di routine. È un segnale politico e regolatorio chiaro su come l’Unione intende applicare il DSA alle grandi piattaforme digitali.
Il perimetro dell’indagine
La Commissione analizzerà tre aree principali.
- La prima riguarda i sistemi implementati da Shein per limitare la vendita di prodotti illegali nell’Unione Europea. Tra questi rientrano anche contenuti che potrebbero configurarsi come materiale di abuso sessuale su minori, inclusa la commercializzazione di bambole sessuali dall’aspetto infantile, emerse nei mesi scorsi tra gli annunci della piattaforma.
- Il secondo ambito riguarda il design del servizio. In particolare, i meccanismi che premiano l’interazione con punti, ricompense e dinamiche gamificate. L’obiettivo è valutare se tali strumenti possano configurare un modello capace di incentivare comportamenti compulsivi, soprattutto tra utenti più giovani.
- Il terzo punto è la trasparenza degli algoritmi di raccomandazione, ossia il modo in cui prodotti e contenuti vengono suggeriti agli utenti.
Il Digital Services Act entra nel vivo
Il Digital Services Act rappresenta uno dei pilastri della nuova governance digitale europea. Stabilisce obblighi stringenti per le piattaforme di grandi dimensioni, imponendo controlli sui contenuti illegali, maggiore trasparenza algoritmica e responsabilità nella gestione dei rischi sistemici.
La vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, ha ribadito un principio chiave: nell’UE i prodotti illegali sono vietati, indipendentemente dal fatto che siano venduti su uno scaffale fisico o su un marketplace online.
Il punto non è solo legale, ma sistemico. Il DSA non si limita a intervenire ex post su contenuti specifici, ma valuta l’architettura complessiva della piattaforma.
I precedenti e le richieste di chiarimento
Prima dell’apertura formale dell’indagine, la Commissione aveva già richiesto informazioni a Shein in tre occasioni: giugno 2024, febbraio 2025 e novembre 2025. Segno che il dialogo regolatorio era già in corso.
Lo scorso novembre la piattaforma era finita al centro delle polemiche per la presenza di annunci relativi a bambole sessuali con sembianze di minori. Shein aveva dichiarato di aver bannato tali prodotti, ma la vicenda aveva generato interrogazioni parlamentari in diversi paesi europei, in particolare in Francia.
Ora si passa a una fase più strutturata di verifica. La procedura non prevede termini temporali rigidi e non implica automaticamente una sanzione. Tuttavia, se dovessero emergere violazioni sistemiche, le conseguenze potrebbero essere rilevanti.
Un modello sotto osservazione
Shein è diventata in pochi anni un fenomeno globale del fast fashion digitale, spesso definita il “TikTok dell’e-commerce” per la velocità con cui intercetta trend e stimola acquisti impulsivi attraverso notifiche, sconti dinamici e meccanismi di engagement continuo.
Ed è proprio questa combinazione di prezzo ultra competitivo, algoritmo aggressivo e gamification a finire ora sotto la lente europea. La questione centrale è delicata: quando il design di una piattaforma smette di essere semplicemente efficace e diventa potenzialmente manipolativo?
Cosa può succedere adesso
L’indagine della Commissione rappresenta un banco di prova per l’applicazione concreta del DSA. Se l’UE decidesse di intervenire con misure correttive o sanzioni, si creerebbe un precedente significativo per tutto il settore dell’e-commerce globale.
Il messaggio è chiaro: la crescita non può prescindere dalla responsabilità. E nel contesto europeo, algoritmi, trasparenza e tutela dei consumatori non sono più variabili secondarie, ma elementi centrali del modello di business.