Indice
Quando vedremo l’ultimo tedoforo entrare a San Siro e dare il via alle Olimpiadi Milano Cortina 2026, probabilmente la nostra attenzione sarà distolta dalla fiammella che nelle scorse settimane ha percorso in lungo e in largo l’Italia. Ma la Torcia della Fiamma Olimpica è, a tutti gli effetti, un bruciatore ad alta tecnologia travestito da oggetto d’arte. Progettare un oggetto del genere non significa solo scegliere un bel design, ma risolvere un’equazione complessa. Mantenere una fiamma visibile, stabile e resistente a condizioni meteorologiche estreme.
Se Parigi ha giocato con l’illusione elettrica, l’Italia ha risposto con un capolavoro di economia circolare e ingegneria dei materiali.Per far bruciare il fuoco sulle Alpi a -20°C, la soluzione italiana è un mix di design di Carlo Ratti e molecole verdi fornite da Enilive.
La tecnologia della Fiamma Olimpica Essential
Il nome scelto per le Torce dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali non è solo strategia di marketing. Essential descrive un oggetto che si priva del superfluo per mostrare ciò che conta. Una struttura leggera e sostenibile, realizzata in alluminio riciclato e ottone. Con un peso di circa 1 kg al netto della bombola, progettata per resistere a condizioni atmosferiche estreme, garantisce una fiamma luminosa grazie a combustibili sostenibili, minimizzando l’impatto ambientale. La struttura è pensata per essere riutilizzata e ricaricata fino a 10 volte, limitando così il numero complessivo di Torce necessarie per le staffette.
L’anima green della Torcia si ritrova anche nel suo grip, dove l’integrazione di un inserto in XL EXTRALIGHT garantisce una leggerezza senza precedenti. Questo materiale polimerico d’avanguardia, frutto della ricerca di Finproject (gruppo Versalis), nasce da un polimero composto per il 60% da bionafta di origine rinnovabile. Oltre all’impatto ambientale ridotto, la componente estetica è curata attraverso un sofisticato trattamento PVD (Physical Vapour Deposition): questo processo di deposizione sottovuoto non solo scherma la struttura dal calore intenso della combustione, ma crea una finitura specchiata e dinamica. La Torcia, così, reagisce cromaticamente ai cambiamenti della luce esterna, trasformandosi in un oggetto vivo che muta pelle in base all’angolazione di chi la osserva.
Quali sono le sfide di progettazione per la Fiamma Olimpica
La sfida principale è il rapporto stechiometrico, ovvero la proporzione corretta tra combustibile e comburente (ossigeno). Una torcia deve bruciare in modo da produrre una fiamma di un colore giallo-arancio brillante, affinché sia visibile anche in pieno sole e dalle telecamere in 4K. Tuttavia, una combustione pulita tende a essere blu o quasi invisibile (si pensi ai fornelli di casa). Per ottenere l’effetto torcia classica, gli ingegneri devono calibrare il bruciatore affinché avvenga una combustione leggermente incompleta, che permetta alle particelle di carbonio di incandescere e creare quel bagliore iconico.
Ma c’è di più. La torcia deve superare i test della galleria del vento. Per le Olimpiadi di Londra 2012, ad esempio, la torcia fu testata per resistere a venti fino a 50 nodi e a temperature comprese tra -5°C e +40°C. Il segreto risiede spesso in un sistema a doppio bruciatore:
- Il bruciatore esterno: produce la fiamma estetica, grande e mossa.
- Il bruciatore interno (o fiamma pilota): è protetto all’interno del corpo della torcia e serve a riaccendere immediatamente la fiamma esterna nel caso in cui una folata di vento particolarmente forte la dovesse spegnere.
Un altro aspetto tecnologico fondamentale è il sistema di stoccaggio del combustibile. Le torce devono essere leggere (solitamente tra 1 e 1,5 kg) per essere trasportate facilmente anche da atleti paralimpici o bambini. Questo significa che il serbatoio deve essere miniaturizzato ma capace di garantire circa 12-15 minuti di autonomia, il tempo medio di una frazione della staffetta.
Cosa alimenta la Fiamma Olimpica
Se guardiamo alla storia delle Olimpiadi, il carburante è ovviamente cambiato nel tempo. Nei decenni passati si usavano sostanze chimiche spesso pericolose o inquinanti (magnesio, fosforo, persino resine liquide). Oggi, la parola d’ordine è sicurezza e sostenibilità. Tradizionalmente, le torce moderne utilizzano una miscela di propano e butano. Il propano fornisce la pressione necessaria anche a basse temperature, mentre il butano contribuisce alla luminosità della fiamma. Tuttavia, con l’avvento dell’agenda Green del Comitato Olimpico Internazionale (COI), abbiamo assistito a una svolta epocale già durante i Giochi di Tokyo 2020 (svoltisi nel 2021). Per la prima volta nella storia, parte del percorso della torcia e il braciere finale sono stati alimentati a idrogeno.
Perché l’idrogeno è una sfida tecnologica? Perché quando brucia non emette CO2, ma produce una fiamma quasi invisibile alla luce del giorno. Per risolvere il problema, gli ingegneri giapponesi hanno dovuto iniettare dei carbonati o utilizzare specifici reagenti per colorare il fuoco. Parigi 2024 ha fatto un ulteriore passo avanti nel concetto di sostenibilità, puntando su un sistema di produzione della torcia a basse emissioni di carbonio e utilizzando acciai riciclati prodotti da ArcelorMittal, partner tecnico dell’evento.
Al centro del progetto Milano Cortina 2026 risiede una scelta energetica importante. L’alimentazione a gas di origine biologica. Prodotto negli impianti siciliani di Enilive, questo bio-GPL è il risultato del recupero di biomasse e rifiuti agroalimentari, trasformando oli e grassi di scarto in una fiamma pulita. Ma la Torcia di Milano Cortina 2026 non nasconde la sua potenza. Grazie a un’audace apertura lungo tutta la sua altezza, l’oggetto si mette a nudo. Per la prima volta nella storia dei Giochi, chi guarda può spingere lo sguardo all’interno della scocca per ammirare il meccanismo che dà vita alla fiamma, offrendo una prospettiva privilegiata e quasi viva sul cuore tecnologico del simbolo olimpico.
Braciere Olimpico: il design incontra la robotica
Se la torcia è un miracolo di miniaturizzazione, il Braciere (Cauldron) è un trionfo di macro-ingegneria. Non si tratta più solo di un grande contenitore per il fuoco, ma di una struttura dinamica e spesso robotizzata.
Prendiamo l’esempio di Parigi 2024. Il braciere, situato nel Jardin des Tuileries, è stato una rivoluzione assoluta: una fiamma senza combustione. Per la prima volta, per ragioni di estrema sostenibilità e sicurezza urbana, il braciere olimpico di Parigi non bruciava gas. Era composto da un anello di 7 metri di diametro che ospitava 40 proiettori LED ad alta potenza e 200 ugelli di nebulizzazione ad alta pressione. Il risultato? Una nuvola di fuoco creata da vapore acqueo illuminato, che appariva identica a una fiamma reale ma era totalmente fredda e a zero emissioni. In altre edizioni, come Pechino 2022 o Rio 2016, l’attenzione si è spostata sulla robotica cinetica. A Rio, il braciere era accompagnato da una scultura mobile che rifletteva la luce della fiamma attraverso centinaia di petali metallici rotanti, progettati per simulare le correnti termiche del sole.
Il braciere di Milano Cortina 2026, realizzato da Fincantieri su progetto di Marco Balich, rappresenta un capolavoro di ingegneria che fonde la tradizione del fuoco con la robotica avanzata. La struttura si ispira ai celebri Nodi di Leonardo da Vinci e si compone di un intricato sistema di oltre 240 snodi meccanici che permettono al braciere di fiorire, espandendo la sua geometria in modo fluido durante i momenti più iconici dei Giochi.
Dal punto di vista energetico, come per le torce, il sistema abbandona i combustibili fossili per abbracciare l’economia circolare. Brucia infatti biocarburanti liquidi (HVO) prodotti da Enilive attraverso il recupero di scarti organici e oli esausti. Una scelta che garantisce una fiamma monumentale, stabile anche con i venti alpini oltre i 120 km/h. E perfettamente sincronizzata tra Milano e Cortina grazie a un software di controllo che collega i due bracieri gemelli, rendendoli un unico organismo digitale che unisce idealmente la metropoli e le vette dolomitiche.
Un ponte tra passato e futuro
La tecnologia dietro la Fiamma Olimpica è la dimostrazione che anche le tradizioni più antiche possono essere reinventate attraverso l’innovazione. Partiti dai rami di ulivo bruciati nell’antica Grecia, siamo arrivati a fiamme fatte di acqua e luce, o alimentate dall’elemento più abbondante dell’universo, l’idrogeno.
Quello che non cambia è l’obiettivo: creare un simbolo che unisca il mondo. Che sia un bruciatore a propano testato in galleria del vento o un sistema di LED sincronizzati, la tecnologia rimane al servizio dell’emozione. La prossima volta che vedrai la fiamma ardere, guarda oltre la luce: vedrai secoli di evoluzione ingegneristica che lavorano per non far spegnere mai quel piccolo, grande sogno chiamato Olimpiade.