Google lancia Project Genie (mistergadget.tech)
Project Genie apre al pubblico Genie 3 di Google: mondi virtuali generati dall’AI, esplorabili in tempo reale partendo da testo o immagini.
Dopo anni di demo chiuse nei laboratori di ricerca, Google ha deciso di mostrare finalmente al pubblico uno dei suoi esperimenti più ambiziosi sul fronte dell’intelligenza artificiale. Si chiama Project Genie ed è, di fatto, la prima vera finestra aperta su Genie 3, il cosiddetto world model capace di generare mondi virtuali esplorabili a partire da un semplice input testuale o visivo.
Non stiamo parlando di un videogioco né di un motore grafico tradizionale. Project Genie è piuttosto una dimostrazione concreta di cosa succede quando un modello AI non si limita a produrre immagini o video, ma prova a simulare un ambiente coerente, reagendo in tempo reale alle azioni dell’utente. Un piccolo passo per una demo, un passo potenzialmente enorme per il futuro dell’intrattenimento e della creatività digitale.
Cos’è Google Project Genie?
Project Genie nasce come estensione pubblica di Genie 3, presentato internamente da Google nell’estate 2025 come “modello di mondo fondazionale”. L’idea alla base è semplice da spiegare ma complessa da realizzare: l’AI non crea solo una scena statica, ma costruisce un ambiente tridimensionale che mantiene una coerenza spaziale e risponde ai movimenti dell’utente, come se fosse un micro-mondo simulato.
L’accesso, almeno per ora, è volutamente limitato. Project Genie è incluso nel piano Google AI Ultra ed è disponibile solo per utenti maggiorenni residenti negli Stati Uniti. Una scelta che conferma come Google lo consideri una vetrina sperimentale, più che un prodotto pronto per il grande pubblico.
Tre modalità per esplorare mondi artificiali
Una volta dentro, l’esperienza ruota attorno a tre modalità principali. La più interessante è World Sketching. Qui entra in gioco un modello chiamato Nano Banana Pro, che genera un’immagine iniziale sulla base del prompt fornito dall’utente. Da quella “bozza” visiva, Genie 3 costruisce l’intero ambiente.
Prima di entrare nel mondo vero e proprio, l’utente può modificare questa anteprima, correggendo atmosfera, soggetto o inquadratura. Solo dopo si passa all’esplorazione, scegliendo se controllare un personaggio, il tipo di visuale (prima persona, terza persona o isometrica) e il livello di libertà di movimento.
Le altre due modalità sono più orientate alla scoperta e alla condivisione. Una permette di esplorare mondi già generati dal sistema, l’altra consente di fare remix delle creazioni altrui, partendo dai prompt originali. Un approccio che ricorda da vicino la logica dei modelli generativi applicata, questa volta, a interi ambienti virtuali.
Non è un gioco, ed è proprio questo il punto
Google ci tiene a chiarirlo: Project Genie non è un motore di gioco. Mancano obiettivi, punteggi, regole strutturate o meccaniche ludiche classiche. Quello che si prova è più simile a una simulazione interattiva, una sorta di finestra temporanea su un mondo che esiste solo per pochi istanti.
Ci sono anche limiti tecnici piuttosto evidenti. Ogni generazione dura al massimo 60 secondi, la risoluzione si ferma a 720p e il frame rate è bloccato a 24 fps. Vincoli pensati per contenere i costi computazionali, non per definire l’esperienza finale. Nonostante questo, il potenziale è chiarissimo già oggi.
Perché Project Genie è importante
La vera rilevanza di Project Genie non sta nella qualità grafica o nella durata delle sessioni, ma nel concetto che introduce. Un’AI che genera mondi esplorabili in tempo reale apre scenari enormi: dalla prototipazione rapida di ambienti per giochi e film, fino a nuove forme di narrazione interattiva e creatività personale.
Siamo ancora lontani da un utilizzo mainstream, ma è difficile non vedere in Project Genie un assaggio di ciò che potrebbe arrivare nei prossimi anni. Google, questa volta, non sta promettendo un futuro astratto: lo sta facendo provare, anche se solo a pochi.