Recensione Highguard: il gioco "maledetto" è davvero il disastro che tutti temevano? L’abbiamo provato e la verità è un'altra (mistergadget.tech)
Tra raid strategici e scontri all’ultimo proiettile, il primo titolo di WildLight Entertainment sfida i pregiudizi con un’anima solida e un cuore che batte al ritmo di Apex Legends.
+ Concept ibrido realmente innovativo.
+ Warden bilanciati e con personalità distinte.
+ Modello economico trasparente e “anti-FOMO”.
– Poche opzioni tattiche per la difesa delle mura.
– Mappe con limitata verticalità.
Il mondo del gaming, si sa, sa essere spietato. Quando l’11 dicembre 2025, sul palco dei Game Awards, sono apparse le parole “Dai creatori di Apex Legends e Titanfall”, l’hype è schizzato alle stelle, per poi infrangersi contro un trailer che molti hanno giudicato criptico e poco entusiasmante. Il verdetto del web è stato immediato: Highguard sembrava un progetto già condannato all’oblio, l’ennesimo live service destinato a chiudere i battenti dopo pochi mesi.
Tuttavia, dopo il lancio ufficiale avvenuto il 26 gennaio, abbiamo deciso di immergerci totalmente nel mondo di WildLight Entertainment. Abbiamo passato oltre dieci ore di gioco serrato per capire se dietro quello scetticismo iniziale si nascondesse in realtà una gemma grezza. E la risposta, cari lettori, è che vi stavate sbagliando: Highguard ha il potenziale per scuotere le fondamenta degli shooter online.
Indice
Un DNA nobile per una sfida indipendente
Per capire Highguard, bisogna capire chi c’è dietro. WildLight Entertainment non è lo studio dell’ultimo arrivato; parliamo di una sessantina di veterani dell’industria che hanno plasmato titoli del calibro di Titanfall e Call of Duty. Come ci ha raccontato Mohammad Alavi, lead developer del progetto, l’obiettivo era liberarsi dalle catene creative dei grandi publisher per esplorare territori dove il successo non è dettato solo dai numeri, ma dall’innovazione.
Il risultato è un ibrido unico nel suo genere, un “Raid Shooter” che si posiziona esattamente a metà strada tra la frenesia adrenalinica di Apex Legends e la profondità gestionale di Rust.
La struttura del gioco: un loop che crea dipendenza
Dimenticate la solita Battle Royale dove vince chi sopravvive per ultimo. In Highguard, l’obiettivo è la distruzione totale della base avversaria. Ogni partita, che può durare fino a 30 minuti, è un viaggio tattico diviso in quattro fasi distinte che richiedono coordinazione e nervi saldi:
- Fase di Fortificazione: È qui che tutto ha inizio. Ogni squadra da 3 giocatori deve scegliere quale base difendere, rinforzandone le mura. È una fase breve ma fondamentale per impostare la strategia iniziale.
- Gearing Up (La Caccia al Bottino): Ci si lancia sulla mappa. Bisogna scovare forzieri e cristalli per potenziare ogni aspetto del proprio Warden (il personaggio): dalle armi agli scudi, fino alle preziose amuleti passivi. Un consiglio da esperti? Accumulate più scudi possibile, perché nel gioco è possibile impilarli per garantirsi una protezione extra dopo ogni respawn.
- L’Attivazione dello Shieldbreaker: Senza questo artefatto, la base nemica è inespugnabile. Quando si attiva, la mappa diventa un campo di battaglia infernale: le squadre si contendono l’oggetto che aprirà la breccia definitiva.
- Assalto e Difesa (Il cuore del match): Una volta aperta la breccia, il gioco si trasforma in un tattico alla Valorant. Bisogna far saltare i generatori nemici mentre gli avversari tentano di disinnescare le cariche. Se la difesa regge, il ciclo ricomincia dalla fase di looting.
Il “Feel” del combattimento: precisione chirurgica
Mouse e tastiera alla mano, l’eredità di Respawn Entertainment esplode in tutta la sua gloria. Il gunplay è semplicemente superbo: ogni colpo ha il giusto peso, le animazioni sono fluide e la risposta ai comandi è istantanea.
La mobilità è garantita da un sistema di teleferiche (zipline) e dall’introduzione di cavalcature, che non sono solo un vezzo estetico ma strumenti indispensabili per navigare una mappa che, purtroppo, pecca ancora di una certa mancanza di verticalità. Capita a volte di trovarsi bloccati davanti a ostacoli naturali che spezzano il ritmo, un dettaglio su cui lo studio dovrà sicuramente intervenire.
I Warden: non i soliti eroi
Al lancio sono disponibili 8 Warden, e dopo averli provati quasi tutti, possiamo confermare che la differenziazione è reale. Ognuno ha tre competenze: una passiva sempre attiva, una tattica (utilizzabile ogni 15 secondi) e una Ultimate devastante.
- Atticus: Il soldato d’assalto per eccellenza, perfetto per chi vuole iniziare. I suoi dardi elettrici sono una piaga per le strutture nemiche.
- Redmane: Se amate la distruzione pura, è il vostro uomo. La sua abilità tattica può letteralmente radere al suolo le difese avversarie in pochi istanti.
- Kai: Il “Démone di ghiaccio”. Un Warden difensivo incredibile che può riparare le mura della base e trasformarsi in un tank colossale per assorbire i danni durante gli assedi.
Un modello economico che rispetta il giocatore
Uno degli aspetti che più ci ha colpito di Highguard è la sua filosofia commerciale. WildLight vuole combattere la FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di perdere contenuti esclusivi. Le skin e i cosmetici rimarranno disponibili nello store anche dopo mesi, permettendo a chiunque di recuperare ciò che desidera con calma.
Il War Chest (il Battle Pass) segue la linea del mercato a 9,99€ (con il primo offerto gratuitamente a tutti), ma la promessa è solenne: niente “Pay-to-Win”. Nessun oggetto acquistabile darà vantaggi statistici e i prezzi dei cosmetici non supereranno mai i 20 euro. È un approccio etico che raramente si vede in produzioni di questa portata.
Considerazioni finali: una scommessa vinta?
Highguard è una ventata di aria fresca in un genere che rischiava il ristagno. Nonostante soffra di una fase di looting che può diventare ripetitiva (a causa della scarsa densità di nemici incontrati durante la ricerca del bottino) e di una difesa della base ancora troppo poco profonda rispetto alle opzioni d’attacco, la base è solidissima. È un gioco creato con amore, tecnicamente impeccabile (nessun bug in 10 ore di test!) e con un loop di gameplay che premia la coordinazione.