Google c'è solo una cosa da fare (mistergadget.tech)
Gli episodi ripetuti negli ultimi mesi, incluso quanto accaduto allo specialista tech Andrea Galeazzi, ci spingono a una riflessione importante sull’utilizzo di password e strumenti di sicurezza.
Diamo infatti per scontato che avere una password discreta oggi possa essere sintomatico di un account sicuro, ma purtroppo non è più così. Se un tempo, infatti, queste erano sufficienti e si chiedeva agli utenti di differenziarle per ogni account inserendo numeri, lettere maiuscole, minuscole e caratteri speciali, adesso, nonostante l’uso di tutte queste combinazioni, purtroppo non si riesce comunque ad arrivare a un sistema vincente. Sostanzialmente, la cosa avviene perché di fatto abbiamo delle strumentazioni molto più all’avanguardia, cosa che chiaramente ci offre dei benefici ma ci espone anche a dei rischi nuovi e maggiori.
Per quanto riguarda la sicurezza sul web, negli ultimi tempi si è parlato spesso di autenticazione a due fattori che, come riferito dagli specialisti in materia, è sicuramente un tassello aggiuntivo fondamentale che purtroppo non viene ancora utilizzato da tutti. Questo strumento non è comunque sempre sufficiente, soprattutto per chi naviga molto sul web ed è quindi maggiormente vulnerabile. È importante avere un livello di sicurezza moderato, attivando tutta una serie di opzioni che sono completamente gratuite e non implicano una spesa, ma semplicemente qualche minuto per poterle configurare correttamente.
Quando l’autenticazione a due fattori non basta più: come proteggere Google
Nello specifico, il riconoscimento biometrico può essere un primo elemento utile, come ad esempio l’impronta digitale o il riconoscimento facciale, perché anche nel caso in cui i dispositivi vengano hackerati o venga preso possesso dello smartphone, gli hacker non possono clonare il dato biometrico, poiché è un’operazione che si può fare solo materialmente con il proprio dito o con il viso.
Ovviamente più scogli ci sono e maggiore è la sicurezza del dispositivo, quindi mettere una password strutturata, attivare il riconoscimento a due fattori, aggiungere il sistema biometrico e magari attivare una passkey sono tutti strumenti che cooperano per massimizzare il risultato finale.
È chiaro che più opzioni attiviamo e più l’accesso diventa difficile e noioso, tanto che molti utenti tendono a non farlo proprio perché seccati da queste procedure continue. Un altro strumento molto valido è Authenticator, un’applicazione di Google gratuita che genera un codice temporaneo per accedere alle applicazioni. Esistono poi le chiavi di sicurezza fisiche, che rappresentano il livello massimo di protezione e sono consigliabili per chi gestisce dati particolarmente sensibili. Nel quotidiano, per l’utente che non ha documenti critici da preservare, basta attivare le opzioni precedenti che, per quanto noiose, sono utilissime per non perdere l’accesso ad account come Google, che oggi usiamo praticamente per ogni operazione digitale.