I segnali GPS possono individuare gli tsunami prima dei sismografi

Luca Viscardi7 Maggio 2022
Tsunami GPS

La rete satellitare GPS è entrata a far parte della nostra vita di tutti giorni, grazie ai sistemi di guida in auto, ma ora potrebbe avere una nuova valenza estremamente utile.

Secondo quanto accertato da un recente studio di alcune università del Giappone in collaborazione con lo Universtiy College London, I segnali della rete GPS potrebbero essere utilizzati per individuare alcuni pericoli naturali e generare una eventuale allerta tsunami.

Facendo una brevissima sintesi, si può dire che i sistemi GPS attualmente utilizzati per la navigazione navale e per i sistemi di supporto alla guida in auto, bicicletta, moto, ma anche per coloro che si spostano a piedi, possono in realtà riconoscere anche le onde distruttive dallo spazio e diramare eventuali allarmi in tempi molto più ristretti rispetto a quelli dei sismografi.

Come si crea una tsunami?

Le onde distruttive, ormai universalmente chiamate tsunami, si creano quando le acque dell’oceano vengono scossi dai terremoti, dalle eruzioni vulcaniche oppure dalle valanghe lungo le coste.

Queste onde, quando sono nel cuore dell’oceano hanno un’altezza molto contenuta, ma man mano si avvicinano alla terra a velocità che possono arrivare anche intorno agli 800 km/h possono crescere in altezza fino a diventare distruttive per i territori costieri.

Come fanno i GPS a riconoscere gli tsunami?

Quando si genera un’onda anomala, nonostante lo spostamento sulla superficie dell’oceano sia abbastanza contenuta, il movimento è comunque sufficiente per creare un effetto a catena in direzione dell’atmosfera.

L’aria, infatti, sale verso l’alto creando una sorta di onda acustica che viaggia fino alla ionosfera, ad una distanza di quasi 200 km dalla superficie terrestre, aumentando di intensità durante questo viaggio verso l’alto.

L’effetto di questo spostamento dell’aria e di questa onda acustica che viene generata dal fenomeno arriva a modificare la densità degli elettroni nella ionosfera: questa alterazione modifica i segnali radio che i satelliti GPS inviano i ricevitori terrestri.

Nel corso della ricerca a cui abbiamo fatto riferimento, i ricercatori sono riusciti a sviluppare un modo per interpretare questi cambiamenti nei segnali radio del GPS, avvertendo dell’imminente tsunami.

© University of London

Come si individuano gli tsunami oggi?

Al momento, gli allarmi tsunami sono basati sull’attività sismica, per cui questo genere di allarmi non è particolarmente accurato, perché una volta registrato un terremoto, gli esperti riportano semplicemente il pericolo che prima o poi ci potrebbe essere uno tsunami, senza però sapere di quale intensità e in quale momento questo possa accadere.

Se facciamo riferimento ad uno degli tsunami più devastanti che abbiamo conosciuto, quello del 2011 in Giappone, abbiamo la certezza che gli esperti giapponesi avessero sottostimato la portata delle onde e per questo le contromisure prese risultarono inefficaci, anche perché l’allarme arrivo tardivamente. Questo ritardo nella distribuzione delle informazioni non è da imputare ad una cattiva condotta delle persone preposte alla gestione di questi fenomeni, ma al tipo di informazioni disponibili in quel momento.

Gli esperti oggi sottolineano come l’utilizzo della rete GPS per questo tipo di allarmi abbia un costo molto contenuto e possa fare affidamento su una tecnologia universalmente disponibile.

Se questo tipo di soluzione fosse stato disponibile nel 2011, sarebbe stato possibile diramare l’allarme almeno 10 minuti prima, un tempo cruciale in una condizione critica come quella che si verificò allora.

Che informazioni può dare il GPS sul tsunami?

Secondo i ricercatori che al momento stanno lavorando a questo progetto, con un ulteriore sforzo nelle attività di studio, sarà possibile decifrare informazioni in grado di farci capire quale sia la dimensione e la forma degli tsunami usando solo ed esclusivamente il segnale GPS.

Il punto di forza di questa soluzione è senza dubbio la sua sostenibilità economica, perché si basa su una infrastruttura già esistente, sulla cui affidabilità non esistono dubbi.

Al momento, secondo quanto è stato comunicato, non è ancora possibile prevedere quando una soluzione di questo tipo possa diventare uno standard operativo condiviso.


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